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Pescara, 26/06/2026
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Data: 13/11/2008
Testata giornalistica: Il Messaggero
Sindacati spaccati sullo sciopero. La Cisl si tira indietro: sì al dialogo. La Uil dopo qualche perplessità si unisce alla Cgil: domani in piazza

ROMA - Sull'università è rottura tra i sindacati. Era nell'aria, ieri lo strappo. All'indomani del vertice di martedì tra la Gelmini e i Confederali, la Cisl si sfila dallo sciopero in programma per domani. Nettamente contraria la Cgil, che oltre a confermare le mobilitazioni del 14 e del 15 (università e ricerca e lavoratori del commercio), indica una data per lo sciopero generale contro la politica economica e sociale del governo: il 12 dicembre. Mentre la Uil, dopo un iniziale incertezza, ha confermato l'adesione allo sciopero indetto contro la 133 che taglia i fondi dell'università e introduce la possibilità di trasformare gli atenei in fondazioni.
Ma che cosa è accaduto? Che cosa ha sfaldato il fronte sindacale tradizionalmente compatto nonostante la diversità di posizioni? Come mai dopo avere fatto una piattaforma comune le strade di Cgil, Cisl e Uil si sono divise? «Hanno pesato vicende esterne, il clima tra le Confederazioni è teso - sostiene Mimmo Pantaleo, segretario nazionale della Flc-Cgil - E poi la cena da Berlusconi con Bonanni e Angeletti». Episodio che segue altri due momenti in cui si evidenziò la crisi, quello del pre-accordo con la Confindustria un paio di mesi fa e la firma del contratto sul pubblico impiego alla quale la Cgil disse «no» e che fu accettata solo da Cisl e Uil.
«La Uil ha confermato lo sciopero e scenderà in piazza con noi - continua Mimmo Pantaleo della Cgil - Rispetto la loro decisione, ma la trovo incomprensibile, il ritiro dallo sciopero non è motivato da alcun risultato. Non è che la Gelmini ha fatto marcia indietro sui tagli, quelli restano confermati, per le università sarà una tragedia. Non può bastare una dichiarazione di buona volontà del ministro per dire che c'è stata una svolta. Un sindacato per la sua natura e le sue funzioni si deve misurare sul merito e non sulle dichiarazioni. Non ci può essere accordo se sulla strada del processo riformatore, tutto da discutere, pesano macigni come la 133 e il decreto Brunetta "ammazza-precari"».
Anche l'Ugl nel pomeriggio ha revocato lo sciopero: «Abbiamo riscontrato segnali di apertura, tra cui l'impegno per il reperimento delle risorse per i rinnovi contrattuali». La Gelmini giovedì scorso aveva emanato un decreto con delle novità: sanzioni per le università con i bilanci in rosso che non potranno assumere altro personale, sblocco del turn over per favorire le assunzioni di giovani docenti, fondi per le borse di studio (135milioni di euro). Le novità e l'apertura al dialogo della Gelmini per la Cisl meritano un cambio di rotta. D'altra parte Raffaele Bonanni un mese fa, quando esplose la contestazione sulla scuola, più volte aveva lanciato un appello al governo dicendo che se voleva far rientrare lo sciopero doveva mandare un chiaro «segnale» politico. Stavolta il governo non si è fatto sfuggire l'occasione e con il decreto della Gelmini ha «addolcito» il clima. Il resto lo ha fatto Francesco Scrima, Cisl scuola nazionale, che dietro le quinte ha lavorato per preparare la decisione del suo sindacato.
La Gelmini aveva invitato i sindacati a «non avere un atteggiamento pregiudiziale nei confronti della volontà del governo di individuare le migliori soluzioni per riportare l'università italiana a livelli di eccellenza e combattere gli sprechi». «Una possibilità c'è. Vogliamo arrivare a una riforma condivisa, fare muro contro muro non serve, c'è stato un passo avanti, al ministro ora diamo un'apertura di credito - afferma Antonio Marsilia, segretario nazionale della Cisl università - che potrebbe aprire una nuova fase nel confronto con il governo. Inoltre il ministro Gelmini con il documento sottoscritto nell'incontro di martedì si è impegnato a modificare alcuni passaggi della manovra governativa. E poi è importante il tavolo tecnico sui problemi affrontati dal decreto, tavolo che potrà avviare il confronto sul ddl di riforma. La manifestazione sarà sicuramente una grande manifestazione, ma ci siamo sfilati perché vogliamo il dialogo e non vogliamo restare fuori dalla porta». La rottura, dunque, nasce anche da diverse strategie sindacali. Marsilia è convinto che si debbano cercare forme nuove e non perseguire solo la via dello sciopero. Ma i tagli? «Tutti sanno che non sono sopportabili - conclude Marsilia - l'università non potrà reggere al taglio del 2010, il ministro ha promesso il suo intervento. Vediamo. Se non sarà così saremo più feroci degli altri».
La Uil, invece, si è schierata con la Cgil. Dice Alberto Civica, il segretario nazionale di categoria: «Per poter revocare lo sciopero bisogna dire alla gente che si sono risolti problemi reali, al momento non è così».




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