"E' una bruttissima pagina, una cosa da basso impero. Angeletti e Bonanni da Berlusconi a Palazzo Grazioli senza di noi. E con la Confindustria. Emma Marcegaglia avrebbe dovuto sollevare il problema della mancata presenza della Cgil. Non riesco a capirla, forse è una fase di debolezza". A dirlo è il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani, in un'intervista alla Stampa: "Questo è un copione già visto, con il ?patto della lavanderia' del 2001, eppure ripercorrono gli stessi errori". E se la prende con i leader di Cisl e Uil: "A Palazzo Grazioli è stato visto anche Luigi Angeletti, che aveva smentito di essere presente. Abbiano almeno il coraggio di dire che c'erano, invece di collezionare brutte figure".
Si domanda Epifani: "Perché Confindustria sì, e non i rappresentanti dei commercianti, delle piccole imprese, degli artigiani, che Berlusconi mette sempre in cima ai propri pensieri? E un governo che si comporta così, come i ladri di polli, è un governo convinto della forza delle proprie proposizioni? E poi sono legittimato a pensare che con quell'incontro si volesse spingere Confindustria a fare l'accordo senza la Cgil. Ma se è così, dov'è l'autonomia dal governo di Confindustria, rivendicata da Marcegaglia sin dal primo minuto?". Riguardo la possibilità di un accordo separato, Epifani dice che questo "non è nell'interesse delle imprese. Perché in questo modo Confindustria avrà lo sfascio, avrà due piattaforme in ogni settore e in ogni impresa. Sarebbe davvero improvvido, l'esperienza mi dice che se una categoria di Cgil propone 1 euro d'aumento, Cisl e Uil ne proporranno 3. Non credo che a Confindustria convenga".
Il leader della Cgil interviene sullo sciopero della scuola, cui la Cisl ha ritirato la partecipazione: "Si sottraggono sulla base di impegni della Gelmini totalmente campati in aria. Noi non vogliamo difendere i baroni, né la proliferazione degli atenei e delle cattedre, ma non siamo così babbei da pensare che una semplice politica di tagli sia una riforma. Per ritirare lo sciopero, bisognava rimettere in discussione le scelte della Finanziaria. Tremonti non vuole farlo. A un certo punto, la Gelmini ha fatto proprio lo schema di Brunetta: facciamo un accordo, ci ha detto, e così con quello forse da Tremonti otteniamo qualcosa. Ma i rapporti tra Gelmini, Tremonti e Berlusconi sono affari loro. Io non faccio un accordo per mettere un ministro contro un altro".
E spiega le motivazioni dello sciopero generale indetto dalla sola Cgil per il 12 dicembre: "In una condizione di calo della domanda e degli investimenti, con una crisi così dura, le scelte del governo non sono adeguate. Si dovrebbero sostenere i redditi e le famiglie, e fare anche per le imprese quel che si fa per le banche. A questo serve, in una situazione di crisi gravissima, la finanza pubblica: a fare politica industriale. Sarkozy e Merkel hanno deciso quali sono i dieci settori fondamentali che bisogna preservare dalla contendibilità. Berlusconi e il colbertista Tremonti ce l'hanno un'idea, o scambiano il fine con il mezzo?".