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Pescara, 26/06/2026
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Data: 14/11/2008
Testata giornalistica: Il Messaggero
Tramvia, condannata l'Italia. La Corte europea ritiene che non sia stata rispettata la direttiva sugli appalti pubblici. Il sindaco: «Siamo in un vicolo cieco». Emendamento di Lolli

Una mazzata quasi mortale. Temuta, prevista, eppure getta ugualmente l'amministrazione comunale nella disperazione. È da anni un cappio al collo della città, che ora si stringe fino a soffocarla e alza il sipario sullo scenario apocalittico di un profondo rosso di cassa senza precedenti. La Corte di giustizia europea, ieri, ha condannato l'Italia per non aver rispettato la direttiva sugli appalti pubblici nel caso della progettazione e della realizzazione della tramvia municipale dell'Aquila. I giudici del Lussemburgo sono intervenuti su richiesta della Commissione che aveva esaminato il caso in seguito al ricorso del Comitato dei cittadini. Per l'Esecutivo europeo, a cui poi la Corte del Lussemburgo ha dato ragione, aver assegnato i lavori con la procedura della «finanza di progetto» e aver poi modificato il progetto preliminare, che era alla base della gara successiva alla pubblicazione del bando, è in contrasto con quanto previsto dalla direttiva europea che coordina le procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici. La Corte europea ha accolto l'osservazione, fatta presente dalla Commissione, che la convenzione conclusa nel 2002 configura un appalto pubblico di lavori, «dato che il Cgrt non gestisce in prima persona l'opera, ma percepisce un canone garantito da un terzo incaricato della gestione, il Cgrt non si assumerebbe i rischi finanziari di detta gestione». Di conseguenza l'operazione non potrebbe essere qualificata come concessione di lavori pubblici, ma come appalto pubblico di lavori e richiederebbe il rispetto delle relative procedure di aggiudicazione. Ergo? «Dovrei andare alla rescissione dell'appalto - spiega il sindaco Massimo Cialente, seriamente preoccupato per una vicenda che ogni giorno riserva una novità sgradita -. Siamo in un vicolo cieco. E non è finita. Perché è attesa anche la sentenza del Consiglio di Stato che, se per il Comune ancora negativa, significherebbe buio pesto anche sull'affidamento dei lavori, con ripercussioni finanziarie inimmaginabili». Insomma: l'amministrazione comunale non può più sbagliare un colpo, pena lo spauracchio del dissesto finanziario. «Speravo di avere più tempo - afferma Cialente -. L'onorevole Giovanni Lolli ha presentato un emendamento per riottenere tredici milioni di euro, ma se Giulio Tremonti lo boccerà?». C'è un'unica certezza: sui binari della metropolitana viaggiano solo guai finanziari.

Sei anni fa fu conclusa la convenzione,
trentatrè milioni e mezzo l'importo dell'opera

Nel 2002 il Comune constatò la fattibilità e il pubblico interesse di una proposta presentata dal raggruppamento Cgrt in qualità di promotore per la progettazione e la realizzazione di una tramvia su gomma per il trasporto pubblico. L'importo stimato dei lavori ammontava a 33,5 milioni di euro. Il Comune bandì una gara per l'attribuzione di una concessione di lavori, ma a seguito dell'esperimento infruttuoso del bando, attribuì la concessione al Cgrt. L'accordo prevedeva che la persona incaricata della gestione del servizio di tramvia, in forza di un contratto di servizio da concludere con il Comune, avrebbe dovuto corrispondere un canone periodico al Cgrt di 1,4 milioni di euro per un periodo di trent'anni. Peraltro, il progetto preliminare dell'opera, sul quale si basava la gara d'appalto, è stato modificato nel progetto definitivo che il Cgrt ha presentato dopo la pubblicazione del bando di concessione. Tali modifiche sono state approvate dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. La Commissione ha fatto presente e la Corte europea ha accolto l'osservazione che la convenzione conclusa nel 2002 configura un appalto pubblico di lavori.

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