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Data: 14/11/2008
Testata giornalistica: Il Centro
SPECIALE ELEZIONI - Di Pietro e Marini: la battaglia si può vincere. L'ex presidente del Senato «Costantini è bravo e tenace, uniti per battere le promesse di Berlusconi»

Comizi in contemporanea dei big alleati, appello agli elettori del centrosinistra

AVEZZANO. Di Pietro al cinema Impero, Marini al don Orione. Niente film e niente oratorio. Il programma è: votate e fate votare. Trecento metri in linea d'aria separano i due leader dell'Idv e del Pd che, in contemporanea, rianimano le truppe del centrosinistra sfiduciate «dai sondaggi che non contano nulla», come dice Marini, e dalla partenza ad handicap legata ai fatti della Sanità, che l'ex pm di Mani pulite tiene bene a mente quando parla di «sistema di illegalità diffusa».
I due leader del centrosinistra unito, a sostegno di Carlo Costantini, sbarcano ad Avezzano sotto un diluvio «che speriamo sia di voti», come auspicano i candidati locali, un po' emozionati a stare accanto ai big nazionali. Franco Marini, che vince la sfida dei numeri (stracolma la sala del don Orione: 200 persone sedute e almeno 150 in piedi), tiene a battesimo Giuseppe Di Pangrazio, per tutti «Peppe», per il quale parlano a favore anche il senatore Luigi Lusi, la presidente della Provincia Stefania Pezzopane, il segretario provinciale del Pd Michele Fina e quello cittadino Sergio Natalia. Marini sveste i panni di presidente emerito del Senato e indossa quelli del vecchio sindacalista. Si tuffa nei suoi ricordi di ex segretario Cisl di Avezzano «nel 1957-58, quando percorrevo con la moto la Piana del Fucino. Voi mi direte», si rivolge ai giovanissimi supporter del Pd, «ancora qui stai? Avete un po' ragione a pensarlo e a dirlo pure. E che vi posso dire di utile? Sono uno che va al sodo. Come posso aiutare Di Pangrazio? Gli posso cedere il soprannome di lupo marsicano. Lo potete fare di più voi, votandolo». Marini non scansa il primo ostacolo: Sanitopoli. «La campagna elettorale è difficile. Ci sono problemi personali, li risolve la legge. Oggi quelli lì sono indagati, vedremo se saranno colpevoli. Costantini è bravo, tenace: lo conosco da tempo. Abbiamo avuto qualche urto con Di Pietro sul metodo, ma poi sulla capacità del candidato e in nome dell'unità del centrosinistra abbiamo unito le forze. Questa è una battaglia che possiamo vincere. Mettetevelo in testa. Il candidato, poi, si è scelto in Abruzzo. Al contrario degli altri, che come mi ha detto un loro senatore, non si preoccupano più di tanto, visto che sceglie Berlusconi. Eppoi, lo voglio verificare bene, i nostri avversari sul simbolo hanno il nome di Berlusconi e non quello di Chiodi: è assurdo». Poi l'affondo: «L'Abruzzo dopo la crescita degli anni Novanta è fermo. Il centrodestra toglie fondi dappertutto, compresi quelli per le aree svantaggiate. I treni, poi, sono quelli di 50 anni fa, che almeno arrivavano. Questi di adesso, invece, leggo che si fermano spesso. L'economia manda segnali negativi: la cassa integrazione di Sevel, Micron e Honda e la sofferenza delle piccole imprese è un allarme da tenere in considerazione. Berlusconi sappia che il torrone per Natale non serve a nessuno: bisogna adeguare i salari e aumentare le pensioni. Poi servono programmi sulla ricerca e l'innovazione tecnologica e sostegni ai giovani». E giù applausi.
Di Pietro, affiancato da Alfonso Mascitelli, dopo una tappa in piazza Torlonia, al comitato di Gino Milano, che per lui ha lasciato il Pd, s'infila nel cinema Impero e si tuffa sui temi nazionali. Sulla commissione di vigilanza Rai va all'attacco: «Quello berlusconiano è un modello di governo argentino vicino all'illegalità. Adesso la maggioranza vuole anche fare l'opposizione. La democrazia prevede che ci siano maggioranza e opposizione e gli organi di controllo vanno affidati alla minoranza. Riguardo alla Regione, qui in Abruzzo tutto quello che è successo, prima con la giunta di centrodestra poi con quella di centrosinistra, è per l'illegalità. Noi abbiamo voluto imporre nuove regole con grande trasparenza e impegno civile. La vecchia politica ha già dato, soprattutto ha già preso. Rinunciare a votare, per un abruzzese, significherebbe riconsegnare la politica ai marchettari. Che gli abruzzesi non si lascino coinvolgere dai modelli delle chiacchiere. Nella Finanziaria, poi, non c'è un euro per l'Abruzzo: meno dell'offerta per i bagni all'autogrill. L'elettorato non merita questo trattamento. Noi ci proponiamo con una coscienza serena, ci rimettiamo all'opera col cuore in mano. Ci presentiamo con candidati con certificato penale pulito, che non si sono sporcati di zozzerie del passato. Proponiamo una nuova classe dirigente». Di Pietro ha finito di parlare da un pezzo quando al don Orione, tappezzato di poster di Obama («Siamo tutti democratici»), i fan del Pd si tirano su con Neffa: «Un'altra notte finisce ed un giorno nuovo sarà».

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