Decisione shock del Tar aquilano: dalla Regione limiti alla libertà d'impresa
L'AQUILA - Una legge sovietica, che entra a gamba tesa su diritti fondamentali come la libertà di impresa, la tutela della proprietà privata e i limiti al potere di esproprio. Una legge che rende un cittadino meno uguale dagli altri e conduce la Regione Abruzzo al di fuori delle sue competenze. E' pesante il sospetto del tribunale amministrativo dell'Aquila, che ha deciso di sottoporre al giudizio di costituzionalità il piano sanitario approvato con la legge 6 del 2007. Un testo che rappresenta la base del taglio ai posti letto privati deciso con la delibera 45 del 28 gennaio scorso, praticamente l'ultimo atto della giunta Del Turco in materia di sanità. Per le case di cura del gruppo Villa Pini fu un salasso: il 30 per cento dei posti letto esclusi dall'accreditamento regionale. Anche intorno a questa vicenda ruota l'inchiesta della procura della Repubblica di Pescara, che ha portato a luglio all'arresto di Del Turco e di molti altri politici e manager delle ultime due amministrazioni regionali.
Ora sulla vicenda cala anche il sospetto di gravi violazioni costituzionali. I giudici amministrativi hanno accolto il ragionamento dei legali del gruppo Angelini, Follieri e Ciprietti, sostenendo che il taglio dei posti letto non può essere deciso per legge, escludendo in via di principio la possibilità di sindacato da parte del gruppo imprenditoriale colpito dalle norme. E' l'irregolarità madre che dà corpo alla raffica di eccezioni di costituzionalità dei legali del gruppo Villa Pini: «La legge in questione - si legge nella citazione - incide direttamente sulla libertà di iniziativa economica privata, impedendo che le attività private possano liberamente estendersi secondo logiche di mercato». Tecnicamente, il Tar ha soltanto valutato «non manifestamente infondata» la questione di costituzionalità. E' quanto basta per portare il caso Abruzzo davanti alla corte costituzionale. E per dare un autorevole avallo alla tesi di Vincenzo Maria Angelini, il re delle cliniche che ha scatenato la tempesta di luglio: «Quando ho capito che volevano espropriare le mie aziende ho deciso di collaborare con i giudici».