Dopo la decisione del Tar. Dal pronunciamento della Consulta nuovi argomenti per l'inchiesta Sanitopoli
PESCARA - Se i giudici della Corte Costituzionale dovessero accogliere le tesi del gruppo Angelini, che raccoglie una serie di cliniche dell'imprenditore della sanità privata coinvolto nell'inchiesta Sanitopoli, il piano sanitario regionale che ha fissato il tetto per i posti letto nelle strutture private della regione Abruzzo, potrebbe saltare. Di fatto, con le motivazioni addotte dai giudici del Tar, che hanno inviato il fascicolo alla Corte, qualsiasi cosa dovesse fare ora la Regione nei confronti di Vincenzo Angelini sarebbe con un grosso punto interrogativo, anche in relazione a possibili risarcimenti danni milionari che ne potrebbero scaturire. Le argomentazioni a supporto della ritenuta incostituzionalità del provvedimento legislativo adottato dalla giunta Del Turco, sono diverse. Innanzitutto c'è il problema che la legge regionale assume «con evidenza i caratteri della legge provvedimento» che ha la sostanza dell'atto amministrativo e però, in quanto legge, impedisce il sindacato giurisdizionale sul contenuto del provvedimento, costringendo all'unico passaggio possibile che è soltanto quello della diretta impugnazione attraverso l'incidente di costituzionalità. In sostanza il privato non ha nessun'altra possibilità per impugnare quella legge. «La legge in questione -scrivono i giudici- incide con evidenza sugli interessi delle ricorrenti, non sussistendo alcun dubbio sul fatto che così operando il legislatore regionale abbia inciso unilateralmente sulla struttura stessa delle imprese private esercenti servizi sanitari, non limitandosi a porre precetti generali ed astratti di indirizzo dell'attività amministrativa». Insomma, così come stanno le cose non è possibilità sindacare l'operato della pubblica amministrazione. E dunque la legittimità dell'atto, nel caso specifico la delibera di giunta n. 45 del 28 gennaio scorso, discende direttamente dalla verifica di legittimità costituzionale delle legge proposta. Ed è per questi motivi che il Tar ha ritenuto la non manifesta infondatezza della questione sollevata dagli avvocati Follieri e Ciprietti, e spedito tutto alla Corte Costituzionale sospendendo il giudizio in corso. Gli articoli della Costituzione che sarebbero stati violati sono diversi: 24 e 113 in relazione ai principi fondamentali stabiliti dalla legislazione dello Stato per la definizione dei posti letto; 41, 42 e 43 in relazione all'incidenza sulla libertà di iniziativa economica privata, impedendo, con la riduzione dei posti letto, l'estensione libera dell'attività; 3 e 97 in relazione all'eccesso di potere della Regione. Come dire, si poteva pensare un modo per meglio disciplinare gli interventi del privato nella sanità, ma non certo così come è stato fatto. E questo sarà un argomento che entrerà come un treno nell'inchiesta sullo scandalo sanità: su come i vertici regionali avrebbero messo il gruppo Angelini con le spalle al muro blindando quella legge. In sostanza la tesi che ha sempre sostenuto Angelini che per cercare di evitare quei tagli avrebbe pagato una maxi tangente da 15 milioni di euro.