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Pescara, 25/06/2026
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Data: 16/11/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Fitto pronto a impugnare la legge sui precari. Il ministro: dubbi di costituzionalità. Il Consiglio non poteva deliberare

Il verbale della seduta è ancora introvabile. Polemiche tra i due schieramenti

PESCARA. L'assunzione dei mille precari della Regione votata il 7 dal Consiglio potrebbe avere «elementi di incostituzionalità». A dirlo è il ministro delle Politiche regionali Raffaele Fitto in un'intervista a Italia Oggi. Fitto annuncia che proporrà al Consiglio dei ministri di impugnare la norma davanti alla Corte Costituzionale «qualora dovesse emergere in maniera inequivocabile che i due emendamenti in questione non potevano essere messi ai voti». Il dossier è già all'esame degli uffici legislativi del ministero. E dalle prime analisi emergerebbe, spiega Fitto, «che il Consiglio regionale abruzzese non aveva nessuna possibilità di legiferare il provvedimento».
Perché, tecnicamente, il consiglio può fare solo atti indifferibili. Ma c'è un secondo problema che il ministro solleva: l'assunzione dei precari della sanità con la sanità regionale commissariata e dunque, ragiona Fitto, sottoposta a un commissario che «sostituisce a tutti gli effetti l'autorità regionale». In casi analogi il ministro ha impugnato la norma e non esclude di farlo anche per l'Abruzzo dopo tutte le verifiche del caso.
Tra l'altro l'Abruzzo è recidivo, perché anche lo scorso anno con il Piano sanitario si tentò di assumere i precari delle Asl, ma il governo Prodi bocciò il provvedimento, perché in contrasto con il piano di rientro dal deficit. Nulla fa pensare che il governo Berlusconi possa comportarsi diversamente.
UN VOTO PASTICCIATO Il pasticcio dunque è grosso e divide lo stesso fronte dei precari, perché il provvedimento inserito dal consiglio in una legge sulle fogne, e non nella variazione di bilancio all'ordine del giorno (per evitare l'obbligo di avere una maggioranza qualificata di 21 consiglieri per approvare la norma), fa di tutta l'erba un fascio e rischia di pregiudicare l'assunzione di quei precari che effettivamente hanno i requisiti stabiliti dalla finanziaria nazionale: 3 anni di servizio al 28 settembre 2007.
Il problema è che il Consiglio ha voluto eccedere in generosità, sia rispetto alla lettera della Finanziaria, sia rispetto al piano di assunzioni varato dalla Giunta regionale qualche mese fa e che costituisce la base sul quale si sono innestati i due emendamenti della maggioranza. Così mentre il piano di assunzioni approvato dalla giunta aveva spostato il termine della finanziaria statale di un giorno, al 29 settembre (fondamentale per allargare sufficientemente le maglie del provvedimento), il Consiglio ha allungato i tempi al 1º gennaio 2008 ma ha anche stabilito che i tre anni di servizio devono essere maturati a futura memoria, entro il 2010. In più, con un secondo emendamento, ha inserito tra gli assumibili anche i portaborse, cioè il personale dei gruppi politici, esclusi tassativamente dalla finanziaria del governo. Una sanatoria elettorale da manuale. Il tutto votato in aula in una forma di caos organizzato, con la maggioranza di centrosinistra che ha recitato la parte del poliziotto buono («tutti dentro»), l'opposizione di centrodestra quella del poliziotto cattivo («dentro solo i meritevoli»), ma con l'obiettivo comune di assumere tutti, compresi parenti di dirigenti e funzionari, parenti e amici di consiglieri e sindacalisti, ex manager di enti regionali in cerca di un posto sicuro, senza distinzione di colore politico. Altrimenti non si capisce perché il centrodestra non abbia chiesto la verifica del numero legale, come aveva fatto continuamente e ossessivamente nelle sedute precedenti («C'erano consiglieri di centrodestra che facevano la fila per chiedere l'approvazione del provvedimento», ha raccontato il capogruppo di Sinistra Democratica Gianni Melilla).
CACCIA AL VERBALE Ora è caccia al verbale del voto. Ma purtroppo si è votato per alzata di mano e «le mani non hanno la faccia», spiega un funzionario. Dunque è difficile che dal verbale si possa capire come si sono comportati i consiglieri. Certo, ci sono sempre le dichiarazioni pubbliche, ma sono arrivate solo quelle di chi ha votato no: Daniela Santroni e Angelo Orlando di Rifondazione, Maria Rosaria La Morgia (L'Unione). E Bruno Evangelista (gruppo misto), che oggi ricorda: «Mi sembra di rivivere l'approvazione della legge sulla grande distribuzione. Anche lì un emendamento liberalizzò l'arrivo degli ipermercati ma nessuno ne rivendicò la paternità». In realtà il capogruppo dei Verdi Walter Caporale ha dovuto ammettere di aver presentato l'emendamento sui portaborse, ma ha anche aggiunto di non averlo votato perché non sarebbe stato firmato dagli altri capigruppo.
Dopo qualche giorno sono usciti allo scoperto anche i due consiglieri dell'Italia dei Valori Augusto Di Stanislao e Paolo Palomba che avevano scelto di uscire dall'aula al momento della votazione: «Avevamo chiesto di discutere il problema del precariato in maniera organica, ma non siamo mai stati ascoltati». Nel frattempo tutti i candidati alla presidenza della Regione hanno condannato il provvedimento. Gianni Chiodi lo ha definito «vergognoso», Carlo Costantini «una porcata» e ha annunciato che se verrà eletto governatore lo cancellerà, ammesso che il governo non arrivi prima. In questo clima non si va di molto fuori tema se si accenna anche alle 500 promozioni di dipendenti regionali approvate nello stesso giorno dal Consiglio. Mentre non si può certamente imputare ai consiglieri, ma rientra comunque nel tema della buona e cattiva amministrazione, il premio di produzione, dai 10mila ai 15 mila euro lordi, che tutti i 120 dirigenti regionali si sono assegnati in questi giorni per aver ottenuto un "ottimo", dal cosiddetto Nucleo di valutazione, per il lavoro svolto nel 2007. Solo 4 hanno preso "buono".

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