TERAMO - Teramo per una settimana al centro della politica tricolore: Pierferdinando Casini martedì prossimo, Walter Veltroni giovedì e Silvio Berlusconi sabato trasformeranno la città di Gianni Chiodi nel Transatlantico di Montecitorio. Per il premier si sussurra che seerviranno le 4mila seggiole della tribuna coperta del nuovo stadio di Piano d'Accio. Nel frattempo, ieri mattina, è ricomparso in città il trench bianco di Antonio di Pietro. Sbuffando, l'ex pm ha chiesto all'organizzazione di mostrare almeno un?insegna «che faccia comprendere agli elettori i colori della coalizione, che poi sono quelli dell'Abruzzo. Belli». Poi Di Pietro squaderna cose e personaggi, e ad un certo punto, nella concitazione del caso Villari, se ne esce con una storpiatura: «Un marcimonio di voti». Ed è appunto dal caso della nomina del presidente della Commissione di vigilanza Rai che l'ex pm parte sbaragliando i taccuini, accusando Berlusconi di essere «il mandante dell'omicidio politico compiuto ai danni della democrazia, comprando un parlamentare dell'opposizione». L'IdV, comunque, «s'impegnerà sempre più a fare squadra con il Pd, cercando di combattere questo Governo di stampo argentino». Fuori dal gazebo del Bar Grande Italia il cielo è ingombro di nubi, tragico, fotocopia di un Abruzzo che non cambia: «Sono passate due legislature, ma se andate a leggere il provvedimento restrittivo dei giudici di Pescara, vi accorgerete che nel tempo il modello non è cambiato: le persone che danno sono sempre le stesse, cambiano quello che ricevono». Alla "Casa Abruzzo", tam-tam mediatico di Chiodi, Di Pietro contrappone una "Casa di vetro" ed una politica senza veli: «L'Idv -dice accanto ad Augusto di Stanislao- imporrà un cambio radicale in Consiglio regionale, con le sedute videoregistrate con la web cam, per sapere realmente cosa accade all'interno del palazzo». L'ex pm invoca una "glasnost" abruzzese, una sanità in cui eliminare gli sprechi, e suggella il patto di ferro tra Idv e Pd: «Le due formazioni sono coese. L'Idv non ha mezzi economici rilevanti, ma non chiede soldi a imprese che dovremmo poi ringraziare».
A soli pochi metri più in là, in viale Crucioli, il segretario nazionale de La Destra, Francesco Storace, con accanto la capolista teramana Luisa Regimenti: «La nostra campagna elettorale è compiuta a mani nude, a dispetto di quelle dispendiose e vergognose delle due coalizioni». Il senatore farà una full immersion in Abruzzo trascorrendo ben undici giorni tra le quattro province per spiegare in quale «brutta avventura si sia cacciato Chiodi con i suoi compagni di squadra che mirano solo ad assicurarsi i posti da assessore». Storace suggerisce a Chiodi «di non parlare più di politica, altrimenti ci rimette: lui è un signore nelle mani di Aracu, Piccone, e compagnia bella». Infine: «Invito gli elettori a fotografare le targhe delle auto di ministri e sottosegretari che vengono in Abruzzo a fare campagna elettorale. Controllerò se appartengono al Ministero, e in quel caso li denuncerò alla Corte dei Conti, per sperpero di denaro pubblico, e alla Procura della Repubblica».