Gentile direttore, nella ridda confusa di scioperi, dichiarazioni, repliche, litigi e incontri separati (e vertici segreti) nel nostro belpaese, così povero e malgovernato da una classe politica litigiosa, inconcludente e drammaticamente divisa, si è consumata anche la frattura, gravissima e nefasta, dei sindacati confederali. Io, cittadino comune e dipendente pubblico, a leggere i titoli dei giornali, esco quasi pazzo: la Cisl che fa marcia indietro sullo sciopero dell'università, la Cgil che indice lo sciopero generale e che fa indietro tutta sul contratto del settore pubblico, che però Cisl e Uil firmano all'unisono. Per non parlare poi della galassia di altre sigle autonome che dissentono dai confederali scioperando per loro conto (vedi il caos Alitalia). Insomma, oltre alla confusione politica, si aggiunge, in un periodo economico assai negativo, anche quella sindacale.
Da questo scenario di dissennata conflittualità, viene fuori l'immagine di un Paese disarmato, confuso, lacerato da litigi e contumelie inutili e dannose all'economia. Insomma, anche il sindacato italiano, insieme alla politica, è risultato impreparato, poco saggio e per nulla costruttivo. Invece di fare fronte unito contro un governo spesso indifferente alla sorte dei lavoratori, di quelli precari soprattutto, e alle difficoltà del mondo produttivo, si è diviso, indebolendo così la condizione sociale e le aspettative di milioni di famiglie italiane che sono in attesa di interventi concreti e non di inutili batti e ribatti, spesso senza senso.
Antonio Taraborrelli Pescara