ROMA Di fronte alle nuove stime di Confindustria che confermano la crisi dell'economia «la Cgil chiede misure eccezionali». Lo ha detto il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani secondo il quale «di fronte a questo scenario, il governo sta sbagliando: avrebbe il dovere di aprire il confronto con tutti, organizzazioni sindacali e parlamento, perché a crisi eccezionali si risponde con risposte eccezionali e non con incontri separati, opponendo veti e isolando».
La Cgil teme peraltro che la crisi economica «possa andare oltre» gli stessi dati forniti dalla Confindustria: «temo si possa andare oltre, al ribasso. Non ci sono mai stati sinora due anni consecutivi di segno meno», ha detto Epifani, sostenendo che «questa crisi finanziaria arriverà all'economia reale: già ci sono segni, abbiamo interi settori in cassa integrazione»
«Ogni giorno ce ne è una» ha poi osservato il segretario della Cgil alludendo sia alle manifestazioni di protesta che «anche e soprattutto alle brutte notizie per il Paese. Ormai siamo in recessione, siamo gli ultimi in Europa, con l'inflazione più alta e l'economia più ferma», ha commentato il leader sindacale che ieri mattina aveva partecipato alla manifestazione del commercio indetta dalla Cgil a Roma.
Per fronteggiare questa situazione, quindi, la Cgil chiede misure proporzionate all'eccezionalità dei problemi: «Lo stanno facendo tutti i governi, lo deve fare anche il governo italiano» ripete Epifani secondo il quale questo è un impegno da prendere «verso chi perde il lavoro, verso le famiglie di lavoratori e pensionati, e rilanciando anche gli investimenti». Per il leader Cgil, però, tutto questo deve essere fatto «alla luce del sole, non negli scantinati, con le cene separate. Il Paese ha bisogno di chiarezza e trasparenza: il governo deve muoversi o si assumerà una gravissima responsabilità nei confronti del Paese».
Infine, un messaggio per gli industriali e la loro rappresentanza: «Non è giusto - ammnisce Epifani - in tempi buoni fare utili e profitti e quando arriva la crisi i primi ad essere tagliati sono i lavoratori. Spesso si sente dire: dobbiamo tirare la cinghia ma noi l'abbiamo fatto e rifatto e saimo così smagriti che non è più possibile chiedercelo».