L'AQUILA. Il presidente vicario della Giunta regionale, Enrico Paolini, contro il Consiglio regionale reo di aver approvato, nella confusa riunione del 7 novembre, una manovra di bilancio che rischia di aggravare ancora di più la drammatica situazione dei conti regionali. Paolini accusa i consiglieri di aver stravolto la bozza della Giunta che prevedeva misure per circa 13 milioni di euro, tutte con la copertura finanziaria, licenziando un documento da 25 milioni di euro che mette in difficoltà le casse della Regione, segnate dal deficit della sanità e da un debito strutturale di circa tre miliardi di euro. Il presidente vicario lancia l'accusa commentando l'intervento del commissario ad acta della sanità, Gino Redigolo.
Redigolo ha scritto una lettera all'assessore al Bilancio Giovanni D'Amico ed ai dirigenti dei settori Bilancio per chiedere una ricognizione sulle somme del bilancio sulle quali non sono stati già assunti impegni. Questo con l'intento di recuperare soldi da dirottare nella sanità per rispettare il piano di rientro e far funzionare le Asl. «Il commissario Redigolo ha chiesto di conoscere la situazione della spesa corrente» spiega Paolini «perché è preoccupato delle spese ipotizzate, in conseguenza del fatto che il Consiglio regionale ha fatto una manovra di bilancio diversa da quella approvata dalla Giunta, dal titolo ?Atti urgenti ed indifferibili', che era costituita da misure coperte finanziariamente, sulla cui urgenza ed indifferibilità si sono pronunciati tutti i direttori regionali. Il Consiglio in piena libertà ed autonomia in parte ha rispettato, come nel caso dell'edilizia scolastica, in parte ha stravolto (ad esempio, tagliando i fondi per le elezioni) la manovra della Giunta, passando da una spesa di 13 milioni ad una di 25. Sono state tolte norme sulla sanità a costo zero».
Paolini attende di avere il testo ufficiale, peraltro non ancora assemblato dall'ufficio di presidenza del Consiglio regionale, «visto che le informazione finora le abbiamo prese dai giornali». Ma avverte: «Analizzerò il documento, però mi riservo di firmare la legge solo se ci sono misure coperte finanziariamente». L'impressione è che la promulgazione della manovra, peraltro un atto dovuto da parte del presidente vicario, arriverà in ritardo. Ma la manovra è a rischio anche per il possibile intervento del commissario Redigolo che, se rilevasse che la manovra è in contrasto con il piano di rientro, potrebbe chiedere l'impugnazione del Governo davanti alla Corte Costituzionale. «Credo che l'obiettivo sia quello di riportare la spesa corrente come stava», dice ancora Paolini che aggiunge: «Fare altri costi è ipotizzare altri debiti nella sanità, aumentando il deficit e creando altri problemi. Invece, bisogna essere risparmiosi e rigorosi». Il termine, perentorio, dato da Redigolo nella lettera, è quello del primo dicembre: gli uffici sono al lavoro per rispettare la scadenza. Nei giorni successivi le decisioni del commissario. La cosa certa ora è che i conti della Regione sono in una situazione catastrofica con le entrate che non coprono le spese.