PESCARA. Giampiero Di Plinio è ordinario di Istituzioni di Diritto pubblico al Dipartimento di Scienze giuridiche della facoltà di Economia dell'Università D'Annunzio di Pescara. Il professor Di Plinio pensa che l'ordinanza del Tar dell'Aquila sulla riammissione della lista "Per il bene comune" abbia innescato «un piccolo braccio di ferro tra magistrature», il cui esito però non è scontato. Perché, sostiene Di Plinio, «la Corte d'Appello non necessariamente deve adeguarsi e ottemperare alla sospensiva del Tar».
In che senso?
«La sezione elettorale della Corte d'appello ha un interesse pubblico incardinato che riguarda il corretto svolgimento della tornata elettorale e agisce con forza costituzionale molto alta. Qui, con le elezioni, siamo alla radice della democrazia».
Quindi la Corte potrebbe confermare l'esclusione della lista e decidere che sia meglio mandare gli abruzzesi al voto subito.
«Sì, anche se la Corte si potrebbe esporre in teoria per un eventuale risarcimento danni da parte dei presentatori della lista o per un eventuale stravolgimento dell'intera elezione se il Tar dovesse riconoscere in via definitiva il diritto di questa microlista a partecipare. D'altra parte anche se il Tar riammette la lista non vuol dire che questa abbia ragione».
Perché?
«Il Tar nelle sue decisioni fa un bilanciamento tra il rischio che gli esponenti della lista esclusa perdano i diritti, e il fumus boni juris, la parvenza di buon diritto. E in genere ammette tutti. Ma sul fondamento giuridico della richiesta penso non ci sia trippa per gatti: credo che la presentazione della lista fosse gravemente irregolare, quindi la Corte potrebbe con forte probabilità confermare l'esclusione. Ma deve decidere subito, in queste ore».
Senza aspettare la Camera di consiglio del Tar del 26. Ritiene dunque che ci sia la possibilità di votare il 30 novembre?
È una possibilità abbastanza motivabile. E poi questa è una regione a pezzi, sarebbe una follia totale rimandare».