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L'AQUILA. Il presidente vicario della Regione Enrico Paolini ha rinviato alla prossima settimana la promulgazione della contestata legge «Scarichi fognari e precari», che comprende gli emendamenti sulla stabilizzazione di oltre mille precari, tra cui quelli della giunta, delle Asl, di aziende e società regionali, oltre che del personale politico dei gruppi consiliari e degli staff degli assessorati, i cosiddetti portaborse. Come con la manovra di bilancio, Paolini aveva espresso la sua contrarietà: il dissenso è sull'assunzione dei portaborse. «La leggerò e poi firmerò perché è un atto dovuto. Più che dissentire non posso». I due emendamenti sono stati approvati nella confusa e tesa riunione del 7 novembre. Riunione in cui resta ancora da chiarire chi ha votato per le assunzioni.
Nei due emendamenti, in uno si prevede la stabilizzazione dei precari della giunta regionale, delle Asl e delle aziende e società regionali, nell'altro, quello molto contestato, i precari già citati ed in più il personale politico a tempo determinato dei gruppi consiliari e degli staff degli assessorati.
Entrambi gli emendamenti sono stati inseriti nella legge sulle fogne perché per l'approvazione serviva la maggioranza semplice, mentre per l'inserimento nella manovra di bilancio sarebbero serviti 21 voti favorevoli.
Anche su questa legge pende l'impugnazione davanti alla Corte costituzionale da parte del Governo per presunte illegittimità nella stabilizzazione dei portaborse.
Variazione di Bilancio Paolini, invece, ha promulgato la legge di variazione di bilancio approvata dal Consiglio nella contestata seduta del 7 novembre scorso.
Il presidente vicario ha promulgato la variazione di bilancio, un atto dovuto, nonostante abbia espresso pubblicamente critiche sul provvedimento licenziato dal Consiglio regionale, perché l'assemblea ha stravolto la bozza della Giunta caratterizzata da misure per 13 milioni di euro, approvando un provvedimento di circa 25 milioni di euro. Paolini ha inviato gli atti al ministro delle Politiche regionali, Fitto, e al commissario regionale della sanità, Gino Redigolo.
«Posso solo dire che non sono d'accordo», spiega Paolini, «la firma è un atto dovuto. Al ministro e al commissario spetta attivare l'iter dell'impugnativa del Governo». A Paolini è stata chiesta la promulgazione con urgenza dal presidente del Consiglio regionale, Marino Roselli, «perché c'era il rischio di blocco di alcune attività e del pagamento degli stipendi».
«Paolini sbaglia» A lanciare critiche al presidente vicario della giunta è Giovanni Pace, esponente di An ed ex presidente dell'esecutivo regionale.
«Il presidente della giunta non può rifiutarsi di firmare il provvedimento licenziato dal consiglio regionale che gli sia stato trasmesso dal presidente del consiglio, e non può impedirne la pubblicazione sul Bura», si legge in una lettera aperta che Pace ha indirizzato a Paolini.
«Per poter negare la firma al provvedimento», continua Pace, «Paolini dovrebbe prima far conoscere alla magistratura il fatto che l'emendamento è stato approvato dal consiglio regionale senza che parte del consiglio stesso ne avesse avuto il testo».