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Pescara, 18/06/2026
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Data: 23/11/2008
Testata giornalistica: Il Centro
«La precarietà non riguarda solo i giovani» Ricerca della Cgil in provincia dell'Aquila. Le donne le più penalizzate

I dati del sindacato: dal 2004 al 2006 i contratti di collaborazione a termine sono aumentati del 14 per cento

L'AQUILA. La precarietà non riguarda più solo i giovani ed è un fenomeno in costante aumento, nella provincia dell'Aquila. Le donne precarie guadagnano quasi la metà degli uomini e gli stipendi, sempre nella provincia aquilana, sono più bassi del 10%, rispetto al resto della regione. Dati allarmanti, quelli illustrati dal Nidil-Cgil e dall'Udu, che verranno analizzati con gli studenti universitari.
In occasione della settimana di mobilitazione nazionale contro la precarietà, il Nidil-Cgil e l'Udu dell'Aquila hanno organizzato un incontro-dibattito in programma il 26 novembre, alle 17.30, a Palazzo Carli.
L'iniziativa, intitolata "Lezioni sulla precarietà", intende coinvolgere i più giovani intorno ad un fenomeno con cui dovranno probabilmente confrontarsi, una volta usciti dall'università. I dati sulla precarietà nella provincia dell'Aquila sono stati anticipati, ieri, durante una conferenza stampa, da Lina Faccia, del Nidil-Cgil, e da Tino Colacillo dell'Udu. E sono dati preoccupanti, quelli resi disponibili dall'Inps regionale e relativi, per ora, solo al 2006. In pratica, dal 2004 al 2006 in Abruzzo i precari - coloro cioè che lavorano con contratti di collaborazione o a termine - sono aumentati del 14%: una percentuale che viene confermata anche nella nostra provincia. C'è poi un dato che nei numeri del 2004 emergeva come tendenziale e che invece due anni dopo è diventato strutturale: la classe di età maggiormente coinvolta non è più la fascia fino ai 29 anni, ma quella compresa tra i 30 e i 39.
«Questo a conferma» ha spiegato Lina Faccia «che la popolazione di lavoratori precari non è più identificabile con la cosiddetta giovane generazione, ma anzi riguarda la fascia di età successiva. E sono soprattutto le donne, a dover fare i conti con la precarietà». Donne che vengono penalizzate anche dal punto di vista della retribuzione, visto che i loro stipendi corrispondono a quasi la metà di quelli degli uomini. Nella provincia dell'Aquila, poi, le buste paga dei precari sono addirittura più basse del 10%, rispetto alle altre province abruzzesi. Per quanto riguarda la tipologia di contratti, risulta che sono più numerosi quelli a progetto e che vengono stipulati, in larghissima maggioranza, con un solo committente.
«Ciò rivela che nella maggior parte delle situazioni» ha aggiunto Faccia «i rapporti di lavoro parasubordinato nascondono in realtà un lavoro di fatto subordinato». Sotto accusa anche le misure messe in campo dall'attuale governo «che ha azzerato le procedure di stabilizzazione dei precari che erano state decise dal centrosinistra nelle Finanziarie del 2006 e del 2007. Inoltre, dal prossimo giugno non verranno più rinnovati i contratti in scadenza e con l'approvazione della riforma sul processo del lavoro, diventerà più difficile far valere i propri diritti davanti ad un giudice».

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