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Pescara, 18/06/2026
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Data: 24/11/2008
Testata giornalistica: Il Messaggero
SPECIALE ELEZIONI - Berlusconi: siamo avanti di 11 punti. Una folla entusiasta al comizio del presidente del Consiglio al Palacongressi di Montesilvano. «Letta sarà il tutor dell'Abruzzo». E il premier annuncia fondi per le infrastrutture

MONTESILVANO - Scusate il ritardo, tutta colpa del sondaggio. Lui di solito spacca il minuto, questa volta no. Arriva col foglietto in tasca Silvio Berlusconi al Palacongressi di Montesilvano stipato all'inverosimile, cori da stadio, striscioni bandiere, la folla che spinge e lo schermo gigante che manda a ripetizione lo spottone con la sigla azzurra, meno male che Silvio c'è: «Mi ha fatto fare tardi questo sondaggio: siamo avanti di undici punti». Un boato. Sono in quattromila secondo gli organizzatori, in tanti che spingono e cercano posto, la vigilanza è nervosa, nervosissima, tiene a bada a fatica la folla che avanza. Lui sul palco gioca a morra con Gianni Chiodi, forse una scommessa. Bloccato per alcuni minuti Maurizio Scelli che non viene riconosciuto. Federica Chiavaroli candidata nel listino viene fatta sedere per pietà del pancione. Ma Berlusconi li spiazza tutti: appena salito sul palco fa «avanti, venite avanti» alla gente in piedi che non aspettava altro e circonda il palco, mandando all'aria tutti gli inutili sforzi dei gorilla.
Undici punti di vantaggio, è questo il regalo del premier alla sua gente: «Dall'altra parte in campo c'è di tutto e di più: addirittura sette liste. Non vinceranno perchè vinceremo noi, altrimenti avrebbero ripetuto lo spettacolo della scorsa legislatura: quaranta consiglieri divisi in diciannove gruppi consiliari». Affonda bene Berlusconi nel disastro del centrosinistra targato Del Turco. Sorride beato e quasi incredulo Gianni Chiodi che non sa dove ficcare la mano destra (una volta dentro la giacca, un'altra in tasca), quando Berlusconi porta alla platea un saluto speciale: «Il saluto cordialissimo di un altro abruzzese, Gianni Letta, il vero regista dell'azione di governo». Sarà lui il tutor dell'Abruzzo: «Per i restanti 4 anni e mezzo in cui governeremo - dice Berlusconi - l'Abruzzo avrà il suo tutor e sarà appunto Gianni Letta: Gianni Chiodi da governatore potrà rivolgersi sempre a lui. Se lo volete presidente della repubblica mi sembra giusto».
Ride e scherza il premier, che propina una barzelletta vera e una mutuata dalla realtà quando racconta dei due corsi di laurea previsti nelle università abruzzesi, «scienza del packaging" e "benessere animale"», e poi ringrazia i due coordinatori del Pdl Fabrizio Di Stefano e Filippo Piccone. Per forza, il giorno prima a Teramo aveva detto che Chiodi era stato sceltoo «perchè è bello». E gli altri due? «Io non sarò bello come Chiodi ma perlomeno acchiappo», scherza in platea Di Stefano fresco di matrimonio. E Berlusconi alla fine ringrazia anche le new entry Mario Amicone «che non ha condiviso le scelte di Casini» e «il dottor Mascia», intendendo Carlo Masci che però non si offende per niente, anzi. «Bello Chiodi? Indubbiamente è un bel fioeu», dice in milanese «ma io l'ho scelto dopo una lunga indagine innanzitutto perchè non è un politico di professione e per dirla con Quagliariello, rappresenta l'idealtipo del partito delle libertà».
Gli urlano bravo, gli alzano gli striscioni, fanno buuuu e fischiano quando lui nomina Di Pietro, una signora si sente male, «mi vuole scippare il lavoro, in genere sono io che mi sento male», ma per fortuna si riprende subito e lui passa a parlare dell'Abruzzo: ha bisogno di infrastrutture, del raddoppio della ferrovia per Roma e annuncia che nel prossimo consiglio dei ministri stanzierà sedici miliardi per le infrastrutture da spendere subito. «Metti insieme una squadra di governo capace, giovane, entusiasta - dice rivolgendosi direttamente a Chiodi - la migliore squadra con i migliori talenti della Regione, perchè avrai davanti un lavoro duro». E' quasi ora, Berlusconi saluta l'Abruzzo, saluta Pescara: «Vi nomino tutti missionari di libertà, andate e convertite amici, familiari, ex fidanzate, e portate all'Abruzzo una grande maggioranza di libertà».



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