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Data: 24/11/2008
Testata giornalistica: Il Centro
SPECIALE ELEZIONI - La richiesta del premier al vescovo: aiuti Chiodi. Incontro con il presule che replica: sono il pastore di tutti, che vinca il migliore

Dopo il colloquio «Una bellissima città e un grande vescovo»

L'AQUILA. «Prima Srour, poi Berlusconi. La par condicio è questa, no?». È raggiante l'arcivescovo Giuseppe Molinari. Lui, tirato per la talare da sinistra e da destra, apre le porte del suo appartamento privato al presidente del Consiglio, che con un fuori programma del tour in Abruzzo chiede e ottiene una visita di cortesia, in piena campagna elettorale. Nel 2004, a crisi occupazionale scoppiata, Molinari ricorda di aver «fatto un sogno». «Dissi: ho sperato che Berlusconi potesse venire all'Aquila per dare una mano ai nostri lavoratori». Ora il «sogno» si avvera. Almeno riguardo alla visita.
Alle 12,40 il presidente del Consiglio sale i gradini di marmo bianco della residenza arcivescovile di piazza Duomo. Le stesse scale percorse ogni giorno dai nuovi poveri che chiedono aiuto. Sulla porta lo attende il padrone di casa. Sorrisi e strette di mano. Clima familiare e informale, nessuno scambio di doni. Poi tutti nella sala rossa dell'Episcopio. Dopo i saluti entrano pure Paolo Bonaiuti, Paola Pelino, Gaetano Quagliariello e Gianni Chiodi. Una nota ufficiale della Curia dà per presente anche il ministro Sandro Bondi, che in realtà non c'è. Il colloquio dura mezz'ora. Al termine l'arcivescovo e Berlusconi posano davanti ai flash dei fotografi. Berlusconi dice: «Mi raccomando, eccellenza, Chiodi ha bisogno di consigli e di supporto». E Molinari di rimando: «Beh, io sono un pastore: posso solo dire vinca il migliore e sperare che chi viene eletto si impegni per il bene comune». «Ah sì, allora vinceremo noi», chiosa Berlusconi. Il colloquio riguarda soprattutto la situazione abruzzese. L'arcivescovo, nei trenta minuti di colloquio, ricorda al capo del governo le urgenze dell'Abruzzo e dell'Aquila: crisi economica e industriale e famiglie in difficoltà. «Mi ha detto che gli italiani non consumano», svela Molinari a incontro finito, quando racconta al Centro le parole dette e sentite nell'ultima mezz'ora. «Ho incontrato il presidente del consiglio e non l'uomo di partito», afferma il presule. «Io cerco sempre di vedere il bene in tutte le cose. È stata una buona occasione per ricordare al capo del governo che esiste l'Abruzzo. A Berlusconi ho detto: c'è un governo nazionale come il vostro che ha i numeri per operare. Se volete fare le riforme, quelle serie, allora fatele subito. Mi chiedete se ho incontrato un politico cristiano? Non lo so, non spetta a me dirlo. Posso dire che, a mio parere, non è contrario ai princìpi del Cristianesimo. Com'è nato l'incontro? Alcuni esponenti del Pdl, nei giorni scorsi, mi hanno chiamato e mi hanno chiesto se avevo piacere a incontrare Berlusconi. Mi sono detto: perché no, è una buona occasione per parlargli dei problemi della nostra terra. Anzi, per ripresentarli. Quando ho esposto le emergenze di questo territorio, specie quella occupazionale con le vertenze Reiss Romoli e Technolabs, mi ha detto: "ma voi siete fortunati perché avete Gianni Letta. Lui sa quello che deve fare". Mi ha detto che, per noi, Letta dev'essere un punto di riferimento. L'ho visto disponibile, armato di buona volontà e anche a conoscenza di alcuni problemi locali. Quando è uscito mi ha detto che qui in Abruzzo è tempo di rinnovare gli uomini e si è impegnato a farlo».
Nella sala rossa non mancano le battute. Berlusconi racconta una barzelletta. La storiella fa sorridere i presenti. Molinari risponde con prontezza di spirito chiamando in causa Chiodi: «Peccato che il candidato sia un teramano e non un aquilano. Ma tanto c'è il traforo del Gran Sasso che ci unisce», e giù risate. L'arcivescovo torna sul filmato trasmesso al cinema Massimo in cui parla a favore del candidato del Pd Mahmoud Srour: «Vedete, prima Srour e poi Berlusconi, questa è par condicio. Ribadisco, sul serio, che io non ho fatto spot elettorali e che non sostengo nessuno». Poi precisa che il fuori programma non nasce con intenti «riparatori».
Prima di lasciare il palazzo, il premier, Molinari e l'onorevole Pelino entrano nella cappellina privata per una breve visita. Uscendo Berlusconi grida alla folla: «Avete un grande arcivescovo».

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