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Data: 25/11/2008
Testata giornalistica: Il Centro
SPECIALE ELEZIONI - Di Pietro: «Ecco perché possiamo vincere» «Berlusconi vende un futuro che non c'è. E copia le cose fatte da noi»

Il leader dell'Italia dei valori a Roseto per la campagna elettorale del candidato Carlo Costantini

ROSETO. Quando il gioco si fa duro, Antonio Di Pietro si rilassa. Perché giocare duro è il suo mestiere. Il presidente dell'Italia dei Valori sta per affrontare il terzo comizio della giornata («Ne faccio anche dieci al giorno»). È arrivato da Pianella e ora prende fiato davanti a un tè al caffè Baraonda, alle porte di Roseto. «Mi sento come un naufrago in mezzo al mare che comincia a vedere la riva». Di Pietro forse è l'unico della coalizione a credere nella vittoria di Carlo Costantini.
«Zitto e nuota», dice a chi gli chiede se il centrosinistra ce la farà. Forse per questo Di Pietro è diventato la bestia nera di Silvio Berlusconi. Nel comizio di domenica a Montesilvano il Cavaliere non ha risparmiato munizioni contro l'ex pm. Ha invece ignorato "il leader del principale partito a lui avverso", Walter Veltroni, impelagato in beghe romane che lo tengono lontano dall'Abruzzo. «Berlusconi mi attacca perché il mio è un piccolo partito e io sono una persona sola, invisa al sistema politico», spiega Di Pietro, «sa che il suo apparato militare propagandistico può schiacciare una formica come me. Allora lui si vuole confrontare con me perché pensa di avere partita vinta, ma fa i conti senza l'oste, e l'oste è una capatosta abruzzese». E pazienza se a remare è soprattutto lui, mentre il Pd sembra quasi rassegnato a cedere il passo al centrodestra. «Noi dell'Italia dei Valori stiamo impegnando tutto noi stessi in questa campagna elettorale per far capire alla gente chi dice il vero e chi dice il falso, e come ai tempi di mani Pulite non guardo a quello che fanno gli altri».
Questo è anche il giorno delle polemiche sul libro di Di Pietro, su quel paragone tra il premier e Hitler che ha spinto persino il presidente emerito Francesco Cossiga a esprimere solidarietà a Berlusconi. «Ho raccontato fatti incontrovertibili. È per esempio un fatto che durante la Prima repubblica la corruzione ha debilitato il paese. D'altro parte lo diceva lo stesso Berlusconi che a Milano non si poteva fare niente senza presentarsi con un assegno in bocca. E nel '94 per giustificare la sua discesa in campo si è presentato agli elettori come un uomo schierato contro la vecchia politica. Peccato che poi i vecchi politici li ha imbarcati tutti». Certo, chiosa Di Pietro, dal dopoguerra a oggi ci sono stati molti imprenditori che hanno fatto il proprio dovere, ma tanti altri che hanno violato la libera concorrenza del mercato. Se questa è la fotografia reale, e lo è, Berlusconi a Montesilvano ha raccontato una bugia. E allora io dico agli abruzzesi: vi potete fidare di chi vi racconta una bugia?»
Di Pietro riprende a sorseggiare il tè e riflette: «Berlusconi sta vendendo il futuro agli italiani. Un sogno che poi si trasformerà in un incubo perché quel futuro non arriverà mai». Perché, spiega, «in questi primi mesi il governo ha fatto una cosa ignobile: ha tolto ai poveri e dato ai ricchi. Per questo Berlusconi vuole trasformare questa campagna elettorale in uno scontro tra me e lui, perché vuole sfuggire al controllo dei cittadini». Si è fatto tardi. L'appuntamento con i militanti è alle 15 al Palazzo del mare, sul lungomare di Roseto, una costruzione in cemento che ospita anche la sezione rosetana dell'Associazione Carabinieri. Domenico Cappucci, uno dei candidati, si guarda intorno, vede la sala gremita fino agli ultimi posti e dice: «Beh, è lunedì, sono le 3 del pomeriggio e la sala è strapiena. Vuol dire che l'Italia dei Valori trova accoglienza nei cittadini». Con lui ci sono il coordinatore dell'Idv abruzzese Alfonso Mascitelli e Anita Di Giuseppe deputato dipietrista, sindaco del comune molisano di Campomarino. «Io mi sento rosetana al 100%, e vorrei abbracciare tutti», grida alla platea guardando il sindaco Franco Di Bonaventura seduto in prima fila.
Di Pietro sale sul palco. È semplice, diretto, come sempre. Mette al centro del suo discorso un'immagine e un concetto: portafoglio e credibilità. Perché, dice, parte tutto da lì: «Votando affidate il vostro portafoglio a qualcuno. E voi dovete dare un giudizio di credibilità a chi votate. Per questo quando abbiamo fatto le liste abbiamo chiesto certificato elettorale e penale insieme: perché i consiglieri non perdano un minuto del loro tempo nei tribunali, ma stiano a lavorare in Regione. E anche perché non basta cambiare la sigla per essere sicuri di chi ci governa». A maggior ragione, incalza, «non possiamo ridare la Regione al centrodestra: sarebbe come affidare a Dracula il pronto soccorso», perché, spiega Di Pietro, lo scandalo della sanità comincia col centrodestra, «come è scritto sulla prima pagina dell'ordinanza del Gip. Poi naturalmente non li hanno potuti arrestare, perché non erano al governo. E mo' che facciamo, ce li rimettiamo?». La gente applaude e ride. Di Pietro sa toccare le corde giuste. Per questo i 15 giorni di campagna elettorale che ha ancora davanti sono decisive e gli danno la sensazione che «ce la possiamo fare». «Sono due settimane importantissime perché in Abruzzo il partito di maggioranza relativa è quello dell'astensionismo. E noi possiamo invertire le previsioni». Come? Per esempio denunciando «le bugie» del centrodestra. «Berlusconi si vende le cose fatte da noi», dice Di Pietro, «come i soldi per le infrastrutture. Ora la finanziaria di Berlusconi non prevede soldi per l'Abruzzo. Anzi, prevede solo tagli. Ma la cosa ideologicamente falsa è che lui usa le delibere Cipe per far credere che ci sono le risorse per le infrastrutture. Ma quelle delibere sono del precedente governo». Di Pietro allarga le braccia: tutto ormai si tiene e non c'è bisogno di dimostrazione. Il pubblico applaude e si sistema sulle sedie per ascoltare ancora. Ma non c'è tempo, Di Pietro ha un altro comizio, deve correre.

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