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Pescara, 28/04/2026
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Data: 25/11/2008
Testata giornalistica: Il Messaggero
SPECIALE ELEZIONI - La prefettura mette fretta: oggi la firma del rinvio. Elezioni, Paolini prepara il decreto di convocazione per il 14 dicembre. L'ombra dell'annullamento

Al voto. Occorrono almeno tre giorni per la pubblicazione dei manifesti. Impossibile aspettare le decisioni del Tar previste per domani

PESCARA - Firmerà oggi a mezzogiorno, subito dopo l'incontro col presidente del Consiglio Marino Roselli e col presidente della Corte d'Appello Raffaele Della Porta. Firmerà prima del previsto e prima della decisione del Tar fissata per domani, perchè non c'è tempo e la prefettura dell'Aquila gli ha messo fretta: il tempo tecnico minimo indispensabile per rifare i manifesti è di tre giorni. Altrimenti rischia di saltare tutto, anche la nuova data delle elezioni prevista per il 14 e 15 dicembre.
Ma non è per infischiarsene del Tar e della sua decisione, chiarisce un po' allarmato il presidente vicario della Regione Enrico Paolini in una conferenza stampa convocata in tutta fretta ieri pomeriggio, anzi massimo rispetto: il decreto di rinvio delle elezioni non può aspettare perchè i giorni che restano sono pochi e la legge prevede che la lista riammessa abbia almeno quindici giorni di tempo per fare campagna elettorale dopo la pubblicazione dei manifesti. Insomma se si aspettasse giovedì salterebbe tutto, nuovamente.
«Ho ricevuto il parere dell'Avvocatura dello Stato che mi conforta sulla procedura da seguire - spiega Paolini - Ma sarò costretto ad anticipare la firma del decreto soltanto per salvaguardare la data del 14 dicembre». Mezzogiorno di oggi è l'ora ics perchè da domani dovrà partire la pubblicazione dei manifesti. Ammesso che tutto fili liscio. Il dubbio c'è. Non soltanto per la decisione del Tar di domani che, dopo aver accordato la sospensiva alla lista "Per il bene comune" che è stata così riammessa, dovrà confermare o rigettare l'istanza cautelare (e in questo caso la data delle elezioni resterà comunque quella del 14 dicembre); ma soprattutto per l'incognita rappresentata dall'udienza del 10 dicembre in cui sempre il Tar dovrà decidere sulla riammissione di Alleanza federalista e sull'eventuale esclusione del Pdl. Ma secondo indiscrezioni è possibile che il Tar accorpi tutto nell'udienza di domani, per evitare inciampi a elezioni già indette. Ed è proprio l'eventualità di quegli inciampi a far fare sonni agitati a Paolini e anche al centrodestra: «Cosa potrebbe succedere il 10 dicembre?» si chiede il presidente vicario. Lo scenario del possibile indica due ipotesi: la riammissione della lista leghista aprirebbe la strada sicuramente a un ulteriore rinvio, in questo caso a fine gennaio visto che il Natale è alle porte; l'esclusione della lista del Pdl ad opera del ricorso presentato dalla Destra accenderebbe un punto interrogativo grosso come una casa. E un ulteriore rinvio delle elezioni a gennaio spalancherebbe la porta all'accorpamento con le elezioni provinciali di primavera e quindi a un decreto di annullamento delle elezioni del 14 dicembre: il centrosinistra diabolicamente allettato da altri inaspettati sei mesi di campagna elettorale riuscirebbe a riprendere fiato senza tante obiezioni, visto che votare due volte in quattro mesi sarebbe assurdo anche per ragioni economiche. Scenari apocalittici, virtuali, ipotetici appunto. Ma che stanno lì, minacciosi. Paolini non ci vuole neppure pensare, «ma se si prensentasse la necessità - dice - non potrei prendermi io la responsabilità di annullare le elezioni. Manderei comunque un quesito al governo. E' un'ipotesi che non si è mai verificata, ci vorrebbe il conforto di un'autorità qualificata». Anche perchè se slittasse ancora la data del 14, le uniche date possibili sarebbero il 23 o il 30 gennaio «perchè la legge prevede - spiega il presidente - che le elezioni non possano essere rinviate per più di sessanta giorni». Quindi la soluzione è firmare subito, firmare oggi: succeda quel che succeda.



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