Nei prossimi due anni ci saranno 8 milioni di disoccupati in più nei Paesi dell'euro Rallentano i consumi
MILANO. Francia e Germania hanno trovato l'accordo: chiederanno, insieme, all'Unione Europea un temporaneo allentamento dei criteri di Maastricht, a partire dal tetto del 3% del rapporto deficit/Pil. Il cancelliere tedesco Angela Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy, chiedono, in sostanza, che i Paesi membri dell'Unione Europea possano affrontare la crisi allungando i tempi per rientrare dal deficit. Merkel e Sarkozy chiedono "più flessibilità".
Lo chiedono per quei Paesi che non riusciranno a mantenere l'obittivo del 3% a causa di "circostanze stroardinarie" e ricordano che «stiamo vivendo la più grande crisi bancaria degli ultimi 70 anni».
In effetti ieri sono arrivate pessime notizie sul fronte dell'economia. L'Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) ha fatto previsioni nere per i primi mesi del 2009. «Siamo in una fase di recessione persistente, come non si vedeva dai primi anni '80», dicono gli osservatori da Parigi. Si calcolano 8 milioni di disoccupati in più nei prossimi due anni (il conto è riferito ai Paesi dell'euro) e l'Italia non sta meglio degli altri. Anzi, la «recessione è profonda e si prevede che duri per gran parte dell'anno prossimo». Le stime di crescita sono riviste in ribasso: il prodotto interno lordo nel 2009 scenderà dello 0,6% e tornerà a crescere solo nel 2010.
Disoccupazione. Aumenterà il numero dei senza lavoro. Il tasso dei disoccupati era al 6,2% nel 2007, sarà al 6,9% quest'anno e salirà al 7,8% l'anno prossimo fino a toccare l'8% nel 2010. Non andrà meglio altrove, tanto che nei 30 Paesi tenuti sotto osservazione dall'Ocse, i disoccupati passeranno dai 34 milioni attuali a 42 milioni.
Cautela. Le famiglie italiane resteranno caute sui consumi. Invece, potendo, stanno destinando una quota dei redditi ai risparmi.
Incertezza. «Le incertezze sono eccezionalmente elevate e molti Paesi si trovano, o stanno per trovarsi, in una recessione durevole». Non va meglio negli Usa dove, per l'anno prossimo, il Pil è visto in caduta dello 0,9% per poi riprendersi nel 2010. Altrettanto succederà in Giappone, dove si parla apertamente di deflazione, cioè di una fase di contrazione della produzione e del reddito.
I tassi. Le banche centrali, secondo l'Ocse, devono muoversi per combattere questa crisi e quindi si ipotizza un taglio dei tassi negli Usa, dall'1% allo 0,50% e una sforbiciata dell'1,25% in Europa.
I governi. Viene lanciato un appello ai governi: tagliate le tasse e aiutate le famiglie a basso reddito. E l'Italia? «Nonostante il suo indebitamento (il più alto fra i Paesi dell'euro) può ricorrere all'arma del bilancio». Insomma, lo Stato dovrà andare incontro ai bisogni delle famiglie ma dovrà controllare rigidamente la spesa corrente e migliorare l'efficienza del settore pubblico.
La fiducia. L'Isae, istituto di analisi economiche, spiega che a novembre è sceso di nuovo l'indice di fiducia dei consumatori. Si è attestato a quota 100,4 contro 102,2 di ottobre. Gli italiani temono, soprattutto, ripercussioni negative sul mercato del lavoro. E l'Istat ha detto che il saldo commerciale con i Paesi fuori dall'Unione europea è risultato negativo, a ottobre, di 380 milioni di euro.
Le Borse. Dopo lo sprint di lunedì i mercati europei proseguono nel recupero mentre la Borsa italiana segna il passo. Milano cede lo 0,61% mentre Parigi guadagna l'1,18%, Londra lo 0,44% e Francoforte lo 0,13%. A un'ora dalla chiusura, Dow Jones a-0,39% e Nasdaq in rosso dell'1,32%. E questo nonostante il piano da 800 miliardi per il comparto edilizio e a sostegno del credito al consumo. Negli Usa hanno però pesato le parole del segretario al Tesoro, sulla durata della crisi in atto.
In Piazza Affari il timore di un blocco delle tariffe di luce e gas ha provocato vendite sui titoli dell'energia. Al contrario, ci sono stati acquisti su Fiat grazie all'annunciato progetto di lanciare entro il 2010-11 tre nuovi modelli di auto a basso prezzo per il mercato dell'Europa occidentale.