Se non si trovano 400 milioni di euro per i pendolari, il trasporto regionale italiano rischia di non vedere garantiti i servizi essenziali per il taglio di linee frequentate da migliaia di persone ogni giorno. Allora niente nuovo orario per Trenitalia dal 14 dicembre, semplicemente perchè non si sa ancora quali e quanti mezzi ci sono a disposizione. Questo l'allarme che viene lanciato da Legambiente in occasione della presentazione del rapporto 'Pendolaria', secondo cui i finanziamenti da parte dei governi che si sono succeduti in questi anni hanno premiato per oltre il 70% gli investimenti in strade e autostrade. Una scelta a discapito della 'cura del ferro' e di 14 milioni di persone che, secondo il Censis, si spostano ogni giorno in treno per lavoro o studio verso le principali città. 'Lo Stato investe 6 miliardi di euro per il Ponte sullo Stretto - ha spiegato Edoardo Zanchini, responsabile Trasporti di Legambiente - cioè esattamente il costo del progetto di mille nuovi treni che servono oggi ai pendolari'. Ma di sviluppo del mezzo su rotaia non se ne parla proprio, visto che anche le Regioni non brillano: le risorse per il servizio e per l'acquisto di nuove carrozze non arriva in nessun caso allo 0,4% del bilancio regionale. Perchè anche le Regioni scelgono di spendere in infrastrutture per il trasporto su gomma: nel periodo 2002-2008, l'84% degli investimenti è andato a favore delle strade, il 10,57% alle ferrovie e il 5,43% alle metropolitane. La più virtuosa fra le Regioni è la Toscana, quella che spende di più per i pendolari rispetto al proprio bilancio (0,38%), mentre le maglie nere di Legam-biente vanno a Veneto, Piemonte e Lazio, con investimenti pari allo 0,02% e 0,03% del bilancio. 'Se non abbiamo soldi per confermare quello che c'è, difficile pensare ad uno sviluppo" sottolinea Daniele Borioli, assessore ai Trasporti della Regione Piemonte, che parla di 'rischio collasso' a fronte di risorse, coperte dallo Stato, insufficienti a pagare il nuovo contratto di servizio con le Ferrovie 'aumentato per noi del 30%'. 'Senza soldi non si canta messa" ha commentato Mauro Mo-retti, amministratore delegato di Fs, che ha ribadito come il trasporto regionale sia una questione "centrale' per l'azienda, che continua a dover fare i conti con '450 milioni di oneri finanziari per debiti pregressi'. Per Moretti "se i soldi non ci sono, come l'anno scorso non c'erano di questi tempi, è un problema di casse dello Stato che non ha denaro e de-ve fare un minimo di scelta su cosa è prioritario". Il piano di rilancio Moretti ce l'ha pronto, con relativi aumenti di tariffe simili a quelle di Germania e Francia. 'Nelle condizioni attuali stiamo investendo solo in trasporto locale per 500 milioni di euro".