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Data: 27/11/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Detassare le tredicesime per sostenere i consumi. Per l'economista Sapelli è però sbagliato il blocco delle tariffe

MILANO. «Mi sarei aspettato che in Italia si facesse come negli Stati Uniti dove la prima cosa che ha fatto Obama è stata di sedersi ad un tavolo con McCain e decidere azioni comuni»: Giulio Sapelli, docente di storia dell'economia all'Università di Milano e autore di un volume su 'La crisi economica mondiale', che sta per arrivare nelle librerie, è molto deluso delle prese di posizione dell'opposizione. «Mi sarei aspettato delle idee più chiare e l'adozione di strategie comuni per fare fronte alla crisi. Personalmente credo che Tremonti abbia ragione quando chiede che alcune voci di spesa, come quelle per le infrastrutture, non debbano essere conteggiate ai fini dei parametri di Maastricht. Senza questa intesa a livello europeo non possiamo permetterci di aggravare la nostra posizione nei confronti dei controllori dell'Ecofin perché corriamo il rischio di uscire dall'euro».
Quindi una strategia efficace potrebbe essere quella di depurare dal deficit gli investimenti?
«Esatto. Questa è l'unica via soprattutto per paesi deboli e fortemente indebitati come l'Italia. Vorrei che tutti tenessimo presente che siamo entrati nell'euro in una posizione di particolare debolezza e di fronte ad un Europa che va in ordine sparso, salvo l'asse franco-tedesco, la nostra posizione risulta particolarmente fragile. Non possiamo permetterci di incrementare il nostro debito e non possiamo puntare su una strategia comune».
Quali ricette allora?
«Nel brevissimo termine sicuramente sarebbe molto utile una detassazione delle tredicesime per dare un po' di sostegno ai consumi delle famiglie. In generale credo che interventi di detassazione per incrementare il potere d'acquisto e la produttività siano validi. Sono invece fermamente contrario al blocco delle tariffe».
Perché?
«Innanzitutto perché è sbagliato nel campo dell'energia, dove siamo già in presenza di cali connessi al crollo dei prezzi petroliferi. In altri campi, come quello delle autostrade, si tratta invece di un segnale pessimo nei confronti degli investitori internazionali. Una delle poche chance che ci rimangono è quella di attrarre capitali stranieri nelle utilities e nei monopoli naturali, come quelli autostradali. Ma se si cambiano le regole gli effetti possono essere veramente disastrosi provocando un ulteriore indebolimento del nostro tessuto economico».
E per le imprese la crisi come si presenta?
«Rischia di mettere letteralmente in ginocchio il tessuto delle nostre piccole imprese poco competitive in un contesto così difficile. D'altra parte sono molti anni che sosteniamo in tutti i modi aziende che non possono competere in un sistema globalizzato e in un contesto nazionale dove la domanda interna è inesistente».

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