ROMA Il bonus fiscale di fine anno si irrobustisce un po' ma lascia fuori i lavoratori autonomi: è questa l'ultima novità del decreto che il Consiglio dei ministri esaminerà questa mattina, e che ieri sera è stato al centro di un vivace confronto con gli enti locali. Tanto che in serata il governo si è impegnato a fare marcia indietro sul delicato capitolo dei fondi per le aree sottoutilizzate.
Sono poi rimaste in bilico fino all'ultimo momento le nuove norme per il finanziamento delle banche: ci sarebbero problemi con l'Unione europea sulla formula dei "bond perpetui": l'alternativa sarebbero emissioni a 3-5 anni.
Dunque, come ha spiegato lo stesso Silvio Berlusconi, non ci sarà la detassazione generalizzata delle tredicesime: «Avrei voluto ma non si può fare ciò che si vorrebbe fare - si è lamentato il premier - bisogna fare i conti». Il bonus per le famiglie arriverà a lavoratori dipendenti e pensionati non prima di gennaio. Questo perché per ottenere il beneficio bisognerà presentare una domanda al datore di lavoro, nella quale andrà dichiarato il proprio reddito familiare. La somma varia dai 200 ai 1000 euro, a seconda del reddito e della numerosità della famiglia. Sostanzialmente si tratta di 150-200 euro per ciascun componente, con tetti di reddito differenziati, fino a un massimo di 22.000 euro per un nucleo di almeno cinque persone. Dal beneficio sono esclusi i lavoratori autonomi, titolari di partita Iva e coloro che hanno solo redditi da immobili superiori a 2.500 euro. Proprio la limitazione della platea avrebbe consentito di incrementare un po' il beneficio per dipendenti e pensionati: il tutto dovrebbe costare circa 2 miliardi.
Riguarderà le famiglie anche il tetto al tasso di interesse sui mutui, fissato al 4 per cento con riferimento all'Euribor. Quando questa soglia verrà superata lo Stato interverrà per garantire la differenza.
Una novità direttamente mirata a contrastare gli effetti della crisi economica è il potenziamento degli ammortizzatori sociali. La dote crescerà dai 600 milioni fin qui disponibili a 1,2 miliardi, e la tutela riguarderà anche i lavoratori atipici. Come annunciato sarà poi prorogata la tassazione agevolata al 10 per cento sui premi di produttività, ma non sugli straordinari: in questo senso si erano espressi sia Confindustria sia i sindacati.
Per le imprese scatta il taglio di tre punti percentuali degli acconti su Ires e Irap (mentre non ci sono novità per quello Irpef). Non servirà una proroga del termine per i versamenti (scade lunedì primo dicembre) perché le aziende che non avendo tempo di rifare i calcoli verseranno di più potranno comunque compensare con i prossimi pagamenti. Scatterà inoltre il meccanismo dell'Iva di cassa: le aziende la verseranno quindi non più all'emissione della fattura ma all'incasso effettivo.
Nel decreto legge avrebbe dovuto entrare anche un intervento sulla sanità, finalizzato a coprire l'abolizione del ticket sanitario già promessa alle Regioni. Le misure proposte però, che comprendevano anche un taglio del 7 per cento dei prezzi dei farmaci generici, sono state stralciate per l'opposizione delle stesse Regioni. Altro punto di contrasto con gli enti locali la gestione del Fas. Tremonti voleva ricavarne risorse da destinare agli ammortizzatori sociali e alle infrastrutture (anche per la messa in sicurezza delle scuole). Alla fine il ministro dell'Economia si è impegnato a non toccare la quota del Fas si competenza regionale.