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Data: 29/11/2008
Testata giornalistica: Il Messaggero
«Svelenire il clima per isolare la Cgil»

ROMA - L'invito al dialogo da rivolgere all'opposizione subito dopo il varo del pacchetto anticrisi, se l'era appuntato su uno di quei foglietti che sempre più frequentemente dimentica di leggere. E così Silvio Berlusconi nella tarda mattinata di ieri è stato costretto a tornare di nuovo nella sala stampa di Palazzo Chigi - dove un'oretta prima aveva lasciato Giulio Tremonti a spiegare la manovra - per ufficializzare quell'esortazione alla collaborazione e al confronto che secondo la strategia del premier dovrebbe servire ad alimentare le contraddizioni nel Pd e, soprattutto, a tenere il sindacato su posizioni contrapposte.
Infatti a preoccupare ora il premier è lo sciopero generale indetto dalla Cgil per il 12 dicembre. Dalla riuscita e dall'entità dell'adesione alla mobilitazione, dipendono molte delle possibili, future strategie di palazzo Chigi. La mano tesa ad Epifani di lunedì scorso, così come quella offerta ieri a Pd e Udc, hanno come scopo principale quello di sopire il conflitto e, soprattutto evitare che si aprano contraddizioni nella Cisl di Bonanni e nella Uil di Angeletti, che ieri hanno in sostanza apprezzato i provvedimenti del governo, e hanno attaccato la Cgil sottolineando come in questo momento «in nessun posto del mondo il sindacato sta mettendo in piedi uno sciopero generale». Più o meno ciò che sosteneva ieri sera Paolo Bonaiuti: «In nessun Paese del mondo l'opposizione si comporta come qui da noi».
Un modo per evitare di ingrossare le file degli scioperanti-Cgil, Berlusconi lo ha trovato nell'evitare nuovi giudizi sull'iniziativa dello sciopero generale. Dopo averlo definito «un errore», ieri pomeriggio - interrogato di nuovo - si è limitato ad allargare le braccia. Un cambio di strategia rispetto agli affondi di una settimana fa a "Ballarò", dettato non solo da coloro che nella maggioranza temono di non reggere piazze stracolme, ma anche da coloro che puntano ad inserirsi nelle contraddizioni di quella parte del Pd, l'ex Margherita, che mantiene una fitta interlocuzione con la Cisl e la Uil.
D'altra parte il premier nei giorni scorsi la suggestiva idea di detassare tutte le tredicesime che molto piaceva a Cgil e commercianti, l'ha alimentata solo per qualche ora. Il tempo necessario a Giulio Tremonti per spiegare al Cavaliere che l'esborso di 8 milioni di euro lo avrebbe costretto ad una manovra correttiva in primavera. Magari a ridosso delle elezioni Europee. Meglio quindi seguire la linea del "decisionismo morbido". La stessa che il neo consigliere della Gelmini, Giorgio Stracquadanio, ha suggerito al ministro dell'Istruzione nell'iter di approvazione del decreto sull'università e che hanno spinto Nicola Rossi (Pd) a sostenere che «è stato un errore dire un no secco al decreto».

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