ROMA. Se la finanziaria era stata approvata in nove minuti, per approvare il decreto anti-crisi ce ne sono sono voluti dieci. Parola di Silvio Berlusconi che, nella conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri, sostiene che il governo italiano è stato il «primo in Europa» ad aver preso misure a favore di famiglie e imprese, e addirittura «il primo nel mondo» ad aver trovato la strada per il sostegno alle banche. Inizia lamentando la «pesante eredità» del governo precedente.
Ma, dopo quasi due ore in cui ha lasciato campo libero a Tremonti («altrimenti dicono che sono un dittatore»), torna a sorpresa in sala stampa: «Voglio fare un invito anche all'opposizione - dice - dato che abbiamo un appuntamento con le elezioni fra quattro anni e mezzo. Si cessi di essere sempre in campagna elettorale e ci si metta tutti insieme, se possibile, per dare una mano e guardare come stella polare all'interesse di tutti».
Il Cavaliere stende insomma la mano un minuto dopo aver messo nero su bianco le misure del governo.
«Suona davvero curioso che a giochi fatti Berlusconi ci chieda collaborazione», replica Pierluigi Bersani. «Non ci siamo», sottolinea il ministro ombra dell'economia. «Ci vogliono interventi strutturali e non bonus o social card».
«Tra l'altro - sottolinea - l'insieme di queste risorse non arriva alla metà di quello che finiremo di spendere per Alitalia».
La proposta di Berlusconi è «una presa in giro», anche per Anna Finocchiaro. «Perché non ha ascoltato le nostre richieste prima?», chiede la capogruppo del Pd, «perché non ci ha chiamato ad un confronto preventivo sulle misure da prendere?». Ma nonostante tutto il Pd chiede di vedere le carte di Berlusconi: se il governo vuole davvero dialogare, assicura Piero Fassino a "Red Tv", «noi siamo pronti e disponibili, si individui il luogo in cui discutere». Anche se, aggiunge, «siamo abituati a un presidente del Consiglio che dice: "Non avete capito bene, avete sbagliato"».
Berlusconi è comunque certo che il governo ha fatto tutto quello che poteva e ribadisce la sua ricetta: ora dipende dalla buona volontà dei cittadini, ci vogliono ottimismo e fiducia, e soprattutto bisogna continuare a spendere e consumare come prima.
«Mi sto sgolando al telefono con i colleghi europei - assicura - affinché anche loro invitino i cittadini ad un comportamento consapevole. Ora la buona volontà la devono mettere i cittadini».
Il pacchetto del governo non convince però la Cgil, che conferma lo sciopero generale per il 12 dicembre, ma non soddisfa del tutto neanche Confindustria, perché Emma Marcegaglia dice di «aspettarsi altri interventi nelle prossime settimane per imprese e famiglie».
Per Guglielmo Epifani, il senso generale del pacchetto governativo «non indica quella svolta di cui il Paese ha bisogno, sia per dimensione che per le scelte fatte». Niente per il mondo produttivo, dagli operai alla scuola, «c'è qualcosa per gli indigenti - sottolinea il segretario Cgil - e poco per gli altri». Dunque lo sciopero resta.
Giudizi negativi anche dalle opposizioni. «E' troppo poco e arriva troppo tardi», sostiene Dario Franceschini. Per il vice segretario del Pd il governo ha sbagliato tutte le scelte di politica economica. «Sono state buttate delle risorse su Alitalia o per tagliare l'Ici ai redditi alti. Se quelle risorse fossero state usate da subito per i salari, come noi chiedevamo allora, l'impatto della crisi oggi sarebbe più debole».
Duro anche il giudizio di Pier Ferdinando Casini: «Una manovra debole, che disperde le risorse in mille rivoli».
In questo modo, sostiene il leader dell'Udc, non si risolvono i problemi, non si aiutano le famiglie e si «scontenta tutti».