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Pescara, 28/04/2026
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Data: 30/11/2008
Testata giornalistica: Il Centro
«Siamo pronti a vendere i nostri voti» Pozzolini, proposta provocazione dei 400 dipendenti senza futuro

PESCARA. Sono disposti a «mettere in vendita anche i loro voti» come provocatoriamente hanno annunciato ieri mattina. I quattrocento lavoratori del gruppo Pozzolini non ne possono più. La crisi che ha travolto questa grande realtà commerciale li ha fatti ritrovare da un giorno all'altro in mezzo a una strada, senza prospettive occupazionali e senza un euro in tasca. Ecco perché la protesta è esplosa ieri mattina con striscioni e bandiere davanti alla sede di Pescara, lungo la Tiburtina, per poi spostarsi al Comune.
La contestazione è totale: i lavoratori se la prendono con la gestione aziendale, che non hanno condiviso, e con il giudice che sta seguendo il concordato preventivo, che potrebbe sbloccare i soldi destinati al personale.
oi attaccano duramente il mondo politico che non li ha degnati di uno sguardo e annunciano di essere pronti a «vendere 1.200 voti al miglior offerente», tra i consensi personali e quelli dei familiari.
I dipendenti del gruppo Pozzolini avvertono uno strano silenzio delle istituzioni intorno a questa vicenda. Insolito silenzio, se non indifferenza delle istituzioni verso il destino del maggiore gruppo commerciale abruzzese. Un agglomerato di società e attività che vanno dalla commercializzazione internazionale di prodotti alimentari, alla vendita all'ingrosso, alla gestione diretta di decine e decine di negozi. Una realtà importante sia sul piano occupazione sia sul piano commerciale, che rischia la dissoluzione.
Gli aspetti della vertenza sono molteplici, in questo momento. Per quanto riguarda la Cpl2, che si occupava del commercio all'ingrosso ed ha cessato l'attività, è stata avviata la procedura per la mobilità e per la cassa integrazione guadagni straordinari, ma qualcosa non è andato per il verso giusto dal punto di vista tecnico per cui sarà necessario un nuovo passaggio per sbloccare la situazione e andare avanti.
Questo stop ha penalizzato fortemente i lavoratori perché l'azienda aveva assicurato l'anticipazione per tre mesi delle spettanze relative alla cassa integrazione guadagni ma fino ad ora non è stato corrisposto un euro.
La prima questione da risolvere è legata proprio a questo aspetto: i lavoratori vogliono essere pagati subito e l'unico in grado di risolvere la questione sarebbe il giudice che sta seguendo il concordato preventivo, Zaccagnini, al quale sarebbe già pervenuta un'istanza dei commissari giudiziari, Alberto Migliorati e Carla Chiola.
I sindacati gli chiederanno presto un incontro, ha annunciato ieri Vincenzo Dell'Orefice della Fisascat Cisl ricostruendo i passaggi degli ultimi mesi, ma nel frattempo si è anche cercato di sensibilizzare il nuovo amministratore delegato, Ezio Mariano, per cercare di ottenere queste somme entro Natale. Martedì, poi, è atteso un incontro tecnico in Regione Abruzzo per risolvere gli inghippi legati alla procedura della cassa integrazione. Per Cpl3, che si occupa dei discount Sosty e Sidis e che presto chiuderà i battenti, la storia è un'altra. Per queste realtà l'accordo sulla mobilità non è stato ancora chiuso: se ne parlerà sempre martedì e i sindacati tenteranno la strada già seguita per Cpl2, e cioè mobilità e cassa integrazione straordinaria. Nel frattempo, però, «i supermercati sono quasi vuoti, non è chiaro a che punto siano le trattative per la loro possibile vendita e sappiamo che mentre era in atto il concordato è stata inspiegabilmente acquistata merce per tre milioni e mezzo di euro che non viene distribuita e rischia di andare buttata» - ha detto Luigi Ruggieri della Ugl.
Altra questione: per il momento non si parla di ammortizzatori sociali e non si sa nulla dei lavoratori della Cp Logistica, una realtà mai decollata e collocata in un grande capannone di cui non si è compresa l'utilità, per cui c'è un punto interrogativo. Stando così le cose l'esasperazione dei lavoratori è al colmo perché «non hanno ricevuto soldi, hanno le bollette da pagare e c'è il Natale alle porte», ha sottolineato Antonio Terenzi della Cgil, e l'anticipo dei fondi della cassa integrazione avrebbe l'effetto di una «boccata di ossigeno», ha aggiunto Nicola Cieri della Uil.
Di positivo sembra esserci ben poco e se si è arrivati a questo punto «non è per colpa di Camillo Pozzolini, fondatore dell'impero, ma dei suoi figli», ha commentato sconsolato un lavoratore, Ezio Girinelli.

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