PESCARA. Un esposto anonimo di qualche mese fa indicava con precisione i dieci fortunati vincitori di un concorso della Gtm. In questi giorni la selezione si è conclusa. Tre dei "nominati" (che a differenza dei reality "entrano" invece che uscire) sono passati e ognuno prenderà uno dei dieci posti messi in palio.
Un terzo dell'esposto, quindi, si è rivelato veritiero.
E' una pura casualità ovviamente che prova inequivocabilmente come l'Abruzzo sia terra di indovini certificati.
Tra oltre una cinquantina di candidati (quelli che hanno passato la prima selezione) loro l'hanno spuntata. E gli altri sette?
Tutti a casa dopo la sconfitta?
Non proprio: perché 3 si sono posizionati al secondo posto, e altri 2 al terzo. La graduatoria, che avrà validità un anno potrebbe portare fortuna anche a loro, magari più in là, quando l'azienda avrà, se avrà, bisogno di qualche sostituzione.
Intanto dalla Gtm si dicono soddisfatti per la riuscita di un concorso, dove tutto si è svolto «regolarmente», nato non proprio sotto una buona stella.
I primi a denunciare qualche anomalia erano stati i sindacati: già a luglio contestavano la poca visibilità che si era data agli 8 concorsi concorsi pubblici, per l'assunzione di 10 persone a tempo indeterminato (1 impiegato area tecnica, 2 impiegati risorse umane, 3 impiegati per l'amministrazione, 1 impiegato nell'area direzione generale, 2 impiegati settore movimento 3 meccanici).
I sindacati avevano protestato anche contro le modalità di selezione.
Per scegliere dei meccanici, ad esempio, non era prevista alcuna prova pratica.
Dopo le rimostranze l'azienda ha modificato il bando e posticipato la data ma non sono mai scemate le voci che rivelavano in anteprima, nome e cognome, i fortunati vincitori.
E proprio dopo quell'esposto è entrata in azione anche la polizia giudiziaria che a inizio novembre ha "scambiato qualche parola" con un funzionario dell'azienda di trasporti.
La Gtm aveva assicurato «piena collaborazione» alla magistratura, fornendo anche una relazione su le date degli esami, le materie, la procedura, il bando di concorso e così via.
Una inchiesta che starebbe facendo luce sulla procedura adottata e che, se davvero come dice il presidente Renzetti «tutto è in regola», invece di consegnarci presunti responsabili di reati potrebbe fare nome e cognome proprio dell'arguto indovino con uno splendido futuro.