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Data: 03/12/2008
Testata giornalistica: Il Centro
SPECIALE ELEZIONI - «Tagli alle tasse contro la crisi». De Laurentiis: va riaperta la trattativa col governo. Le ricette del candidato presidente dell'Unione di Centro

PESCARA. «Da quattro mesi leggo solo statistiche e studi congiunturali sull'Abruzzo, e la cosa che mi preoccupa è che cominciano a piacermi». Rodolfo De Laurentiis, candidato dell'Unione di Centro (la coalizione Udc-Udeur) alla presidenza della Regione, sorride e risponde così alla domanda sulle sue letture preferite. «Questa campagna elettorale sta diventando troppo lunga» dice, «io avrei preferito andare al voto prima, perché l'Abruzzo è in grandissima difficoltà». De Laurentiis è il terzo protagonista dei Forum organizzati dal Centro in attesa della tornata elettorale del 14 e 15 dicembre. La prima domanda è sul momento delicatissimo che sta attraversando la regione e sugli interventi da programmare.
«Questa è l'unica regione che negli ultimi sette anni ha perso 5 punti percentuali di Pil. Il prossimo anno perderemo un altro 1,5%. Se a questo aggiungiamo l'alta pressione fiscale, l'indebitamento, la crisi che porterà un lavoratore su cinque fuori dal mercato, beh, direi che qui è tutto il sistema che scricchiola: la crisi non è più congiunturale ma strutturale».
Dunque, come intervenire?
«Bisogna affrontare questa situazione eccezionale con capacità aggressiva, aprendo un confronto serio col governo».
Su quali temi?
«Per esempio definendo misure strutturali che vadano a sostegno delle imprese. Penso a una fiscalità di vantaggio, a un pacchetto di misure a sostegno degli investimenti, al supporto di un settore come l'export che in Abruzzo ancora tiene. Su questi temi bisogna aprire subito una piattaforma coinvolgendo le associazioni imprenditoriali e i sindacati».
Ma tutto questo non si potrà fare senza la collaborazione del governo.
Certo, ho visto invece che il presidente del Consiglio è venuto in Abruzzo a parlare di tutto tranne che della realtà dei fatti. E mi sorprende il candidato del Pdl, Gianni Chiodi, quando dice che l'Abruzzo deve fare da solo. Perché nulla si potrà fare se non si concordano delle misure di intervento con il Governo».
Berlusconi ha parlato di Gianni Letta "tutor" dell'Abruzzo.
«Sono contento che ci sia il tutor, ma vorrei che ci fossero prima di tutto provvedimenti seri. A Berlusconi andavano chiesti degli impegni, sennò di che parliamo? Perché non ci restituisce i 250 milioni che ci ha tolto per le infrastrutture?»
Riaprire la trattativa col governo vuol dire assumere impegni seri sulla sanità. Come interverrebbe lei da presidente della Regione?
«Innanzitutto sono assolutamente contrario alla chiusura dei piccoli ospedali. Perché non dimentichiamo che il 54% della spesa sanitaria è extraospedaliera, dipende cioè da tutta la filiera sanitaria e dalle sue inefficienze. Il primo passo è creare l'osservatorio epidemiologico per fare un quadro d'insieme su domanda e offerta. Poi va costruita una rete ospedaliera organica e funzionale, in cui i singoli presidi non vadano in sovrapposizione. Un esempio di scuola è il reparto di neochirurgia dell'ospedale civile di Avezzano, dove la metà delle persone in cura vengono da fuori. Quando la sanità è buona crea utili che vanno a vantaggio di tutto il sistema».
Sanità buona vuol dire anche scegliere bene i primari. Il ministro Brunetta ha detto "fate concorsi internazionali". Senza arrivare a questo si potrebbero cambiare i meccanismi dei concorsi. Oggi è il direttore generale a scegliere i primari dall'elenco degli idonei, e il direttore è nominato dall'assessore.
«So già di due o tre assessori alla sanità in pectore che stanno promettendo primariati in cambio dei voti "portati"».
Allora va cambiato tutto il meccanismo.
I primari devono essere scelti per meriti e capacità, non certo sulla base dell'appartenenza politica».
L'altro nodo è il rapporto con la sanità privata.
«Gli ultimi due governi regionali sono ampiamente coinvolti nelle vicende della sanità, altrimenti non si spiega l'aumento esplosivo del debito fuori controllo. L'impressione è che questa regione sia stata sempre eterodiretta: i centri di potere stavano altrove, non nei palazzi della regione».
Come riportare questo settore dentro binari virtuosi?
«Occorre una vera integrazione tra pubblico e privato. E poi bisogna rivedere i costi: non è possibile che alcune prestazioni vengano pagate tre volte rispetto, che so, alla Toscana. Poi bisogna superare l'idea del pagamento a campione. La prestazione va invece pagata dopo un'accertata verifica. Ma vorrei dire che è tutta la spesa pubblica che va riorganizzata».
E per quanto riguarda la spesa pubblica?
«Va rivista totalmente perché oggi si perde in mille rivoli. Abbiamo una sorta di spesa "storicizzata" che va superata. E poi non può passare inosservato il rapporto che esiste in Abruzzo tra dipendenti pubblici e cittadini: è esattamente il doppio di quello della Lombardia. Su questi argomenti negli ultimi anni non ho mai sentito parlare l'opposizione, evidentemente perché c'era un sistema di cogestione».
Torniamo al territorio. Il turismo potrebbe essere un modello possibile di sviluppo per l'Abruzzo e soprattutto per le aree interne?
«In questi anni sono stati spesi un sacco di soldi per la promozione turistica, ma finora abbiamo venduto l'Abruzzo agli abruzzesi. Io credo che bisogna creare prima di tutto un brand, un marchio, attraverso cui si possa essere immediatamente identificati. Subito dopo occorre rivedere lo strumento operativo, l'Aptr (l'ente per la promozione turistica), per esempio aprendo la gestione ai privati. Ma penso anche che questa regione, che ha un terzo del territorio vincolato dal punto di vista ambientale, possa chiedere all'Unione europea vantaggi fiscali, perché sia meno oneroso vivere in quelle zone. Sarebbe una politica intelligente contro la desertificazione di certe aree».
Lei si è molto occupato di trasporti, è stato anche presidente dell'Arpa. Cosa pensa del progetto di compagnia marittima messo in campo dalla Regione?
«Se l'idea nasce da un'indagine di mercato che denunci una carenza in questo settore, allora prima di dire di no, darei un'occhiata alle cifre. Ritengo però fondamentale cercare di recuperare altri progetti come quello del "corridoio adriatico": i soldi per la sua realizzazione c'erano, ma furono spostati all'ultimo minuto su Malpensa».
Per chiudere le chiediamo un giudizio sui suoi avversari alla corsa per la presidenza.
«Teodoro Buontempo (La Destra) è un personaggio molto sanguigno, siamo lontani anni luce, ma ne riconosco il coraggio delle idee. Lo stesso potrei dire di Ilaria Del Biondo (Pcl). "Per il bene comune" di Angelo Di Prospero è l'unico partito trasversale. Che dire? Tutti vogliamo il bene comune. Carlo Costantini (centrosinistra) sta facendo una campagna elettorale positiva ma subisce troppo l'effetto giustizialista di Di Pietro, che gli nuocerà. Gianni Chiodi invece è il perfetto ragioniere della provincia abruzzese, non scalda né cuori né menti».

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