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Pescara, 30/04/2026
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Data: 04/12/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Telecom, annunciati altri quattromila esuberi. I licenziamenti si sommano ai cinquemila che sono già previsti entro il 2010. «Ma la Cgil resterà in trincea sinché ci sono i licenziamenti»

MILANO. Telecom Italia presenta il nuovo piano industriale e annuncia altri 4 mila esuberi, oltre i 5 mila già previsti entro il 2010. Ma non c'è solo questo nel programma messo a punto dall'amministratore delegato, Franco Bernabè. C'è l'interesse dell'azienda concentrato, soprattutto, sui mercati di Italia e Brasile. Vengono escluse operazioni di fusione o acquisizione. Viene escluso lo scorporo della rete e ci si pone, come obiettivo, quello di aumentare i ricavi del 2% all'anno per 3 anni. C'è una forte attenzione alla riduzione del debito.
Sono previste cessioni per Telecom Italia Media, escluse le attività legate a internet e alla tv (la società controlla La7). Il titolo in Borsa, in una giornata comunque tormentata, prima sbanda (arriva a perdere il 4%), ma poi recupera per chiudere a 1,02 euro (in ribasso dell'1,63%).
Le uscite.Bernabè dice che, in base all'accordo con i sindacati, entro l'anno 2 mila persone lasceranno l'azienda (contro 1.400 del piano originario). Comunque, entro il 2011, gli organici passeranno da 64 mila a 55 mila. E non sarà solo un esodo di operai, se Bernabè annuncia che «è prevista una riduzione del 50% dei manager».
Altri obiettivi. Sempre entro il 2011, Telecom vuole cedere attività estranee alla telefonia e incassare 3 miliardi di euro. Se non sarà messa in vedita La7, certamente la società che la controlla, cioè Telecom Italia Media, uscirà "dimagrita" dalla cura.
Bernabè vuole, inoltre, "una rigida disciplina finanziaria in grado di generare cassa per 22 miliardi di euro". Nel mercato italiano, Telecom punta a un aumento dei ricavi. «Il primo obiettivo - dice l'amministratore delegato - è l'inversione del trend dei ricavi nel 2010, grazie alla crescita dei servizi innovativi».
Taglio dei costi. I costi saranno tagliati. E' prevista una riduzione anche degli investimenti di circa 2 miliardi di euro nel 2011.
Brasile. Telecom punta sull'asse Italia-Brasile. «Sul piano geografico - dice Bernabè - lo sviluppo si concentrerà su Italia e Brasile, senza trascurare il mercato delle telecomunicazioni in Argentina. Punteremo sui nuovi servizi, sulla banda larga fissa e mobile. Il Brasile è uno dei mercati emergenti più solidi. Prevediamo il consolidamento della partecipazione in Telecom Argentina con il supporto di un partner locale. L'operazione non comporterà esborsi finanziari per Telecom Italia».
La Borsa. C'era attesa per le reazioni delle agenzie di rating che, declassando la società, potrebbero provocare un'ondata di vendite. Invece a Moody's dicono che il piano è positivo, non contiene sorprese e si pone obiettivi precisi pur in una situazione di bassa crescita. «Molti operatori avevano comprato il titolo nei giorni scorsi - dicono in Piazza Affari - sperando in chissà quali risultati. Invece non ci sono sorprese nel piano di Bernabè e, allora, chi prima ha comprato, adesso vende». La maggior parte degli esperti finanziari, comunque, temeva ricavi piatti o in calo e ha ben impressionato la previsione di un giro d'affari in rialzo del 2% annuo (in crescita dello 0,2% in Italia e dell'8% in Brasile).
Telecom, come tutte le altre società, teme un forte rallentamento dell'economia italiana, tanto che la crisi potrebbe mettere in forse la crescita prevista. Altri analisti preferiscono la prudenza: «Aspettiamo di conoscere i dati di fine anno e quelli dei primi 3 mesi del 2009 per avere un riscontro della bontà dei target». Il 27 febbraio, tra l'altro, si saprà se Telecom manterrà invariato il dividendo (dopo averlo tagliato soltanto l'anno scorso).

«Ma la Cgil resterà in trincea sinché ci sono i licenziamenti». Emilio Miceli spiega perché non ha firmato l'accordo proposto

L'INTERVISTA «Cisl e Uil ci avevano creduto e ora vediamo i risultati»

ROMA. L'annuncio di altri quattromila esuberi, oltre ai cinquemila già decisi, alla Telecom sorprende i sindacati. Non tutti, però. Il segretario generale della categoria Cgil Emilio Miceli non aveva voluto firmare.
Il 19 settembre era la data dell'ultimo accordo, un protocollo sul rilancio dell'azienda che, invece, i colleghi di Miceli Cisl e Uil avevano trovato credibile e che avevano firmato. Il sindacalista si trova a Monfalcone per spiegare ai suoi iscritti che cosa intende fare la Cgil.
Che cosa farà la vostra organizzazione?
«E' semplice: ci sentiremo in trincea finchè l'azienda non ritira gli esuberi. Perchè? La Cgil non firma licenziamenti».
A settembre però avete trattato con l'azienda dopo l'annuncio dei 5000 esuberi
«E abbiamo fatto un buon accordo. Gli esuberi saranno solo su base volontaria, con tre anni di scivolo. Abbiamo contrattato anche assunzioni e stabilizzazione di precari. Gli esuberi saranno coloro che possono e vogliono andare in mobilità e poi in pensione. Ripeto: è su base volontaria. Ora invece si parla di licenziamenti. Sui licenziamenti non ci sarà mai l'accordo della Cgil».
A cosa è dovuta questa decisione di ridimensionamento?
«A più fattori. Innanzitutto l'ingombrante presenza di Telefonika, l'azienda brasiliana, nella proprietà di Telecom che ha condizionato molto le scelte della società. Perchè Telefonika è proprietaria di Vivo, la società dei telefoni mobili ed è concorrente di Tim. Tanto è vero che quando si affacciò l'ipotesi Telefonika, l'ipotesi stessa fu condizionata all'assenso dell'authority brasiliana che doveva misurare gli spazi sul mercato. Assieme a Banca Intesa e a Benetton, Telefonika ha il 23 per cento del capitale, ma condiziona le scelte di Telecom molto di più.»
Possiamo fare un esempio?
«La volontà di Telecom di scomparire dal mercato europeo è sicuramente legata a Telefonika. Tim ha avuto ovviamente difficoltà crescenti in Brasile. In Italia ci sono 54.000 impiegati. Se Bernabè annuncia altri quattromila licenziamenti, vuol dire che intende tagliare l'organico nel nostro paese del 20 per cento».
Ha detto anche di volere dismissioni su attività non-core. Ci potrebbe essere anche la7
«Certo. E anche questo è un errore, perchè ridimensionarsi, tagliare le attività, renderà più difficile rientrare dai debiti».
Secondo voi c'è qualche errore nel progetto manageriale?
«C'è stata un'assoluta improvvisazione. Fino a qualche mese fa si puntava sulla Germania. Ora non si intravvede neanche dove si vuole andare a parare. Non ci sono idee di sviluppo aziendale».
Telecom sostiene che gli esuberi sono nel quadro della crisi che sta investendo il paese.
«Comunque niente può passare attraverso i licenziamenti».



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