Il titolare del Welfare nega anche i contrasti con il responsabile del dicastero economico «Non sono mai esistiti»
ROMA. «Rischio bancarotta dello Stato». Quattro parole del ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, scatenano il putiferio di giornata sui conti pubblici e le prospettive della crisi economica. Quattro parole che diventano un concetto più articolato subito dopo. Maurizio Sacconi è ospite della trasmissione Economix e sta rispondendo a una domanda su presunti contrasti fra lui e il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti: «Non sono veri - dice - sono anche io vincolato dal debito pubblico e sono anche io preoccupato del rischio default del Paese con il debito pubblico che ha. C'è una cosa peggiore della recessione ed è la bancarotta dello Stato, ipotesi improbabile, ma comunque possibile». Poi mette giù un carico: «Non possiamo permetterci neanche lontanamente che un'asta pubblica sui titoli di Stato vada deserta, ci sarebbe una carenza unica di liquidità pubblica per i pagamenti di pensioni e stipendi. Saremmo all'Argentina».
Il ministro si accorge della frittata in ritardo, si affretta a smentire, ma l'onda che si solleva non si arresta. «Sacconi è assolutamente irresponsabile», dice Michele Ventura, ministro Attuazione del programma del governo ombra del Pd. «Per fortuna che i pessimisti eravamo noi!», ironizza Andrea Orlando, portavoce del Pd. E Tiziano Treu invita il ministro Tremonti a chiarire quali rischi corre davvero l'Italia sul debito pubblico.
A tarda sera Tremonti e Sacconi si trovano faccia a faccia al Senato, dove fanno il punto sui provvedimenti anticrisi con il gruppo del Partito delle libertà. Non è un incontro privo di tensioni.
«Sono costretto a intervenire dalla disinvoltura con cui alcuni hanno interpretato una considerazione più volta ripetuta circa la necessità di tenere alto il livello di guardia sul debito pubblico - dice Maurizio Sacconi quando il putiferio è già scoppiato - Mi è stato addirittura attribuito un presunto "rischio bancarotta". Non ho mai detto né lasciato intendere che vi possa essere un rischio di tale natura, ma solo che il debito pubblico costituisce, per la sua dimensione, un vincolo ineludibile per le politiche di spesa».
Ma la questione del debito pubblico italiano è legata a doppio filo con l'andamento e il rendimento dei Titoli di Stato. Titoli su cui si fa sempre più forte la concorrenza dei titoli di altri Paesi europei, Germania in testa. E proprio su questo c'è stato un piccolo scontro nell'Ecofin di martedì a Bruxelles fra il ministro Tremonti e il collega tedesco Peer Steinbrueck. In questo momento il divario di rendimento fra i nostri titoli e quelli della Germania supera l'1,1%.
Sempre Giulio Tremonti, nel pomeriggio, aveva parlato del nostro debito pubblico ricordando che è il «terzo nel mondo» e che i pericoli più che dalla finanza vengono dai mercati. «Il nostro vincolo non è il Patto di stabilità europeo - aveva insistito il ministro dell'Economia alla Camera - il nostro unico vincolo è dato dai mercati finanziari».
Ovvero dalla possibilità di piazzare presso gli investitori, che sono sempre più all'estero, il nostro debito pubblico. Un concetto che il ministro ha ripetuto più volte, e anche a Bruxelles martedì.
«In questo momento le dichiarazioni in ordine sparso degli esponenti di governo - dice ancora Andrea Orlando, il portavoce dei democratici - rischiano di alimentare ulteriormente la paura. Sarebbe importante, invece, che il governo rispondesse agli osservatori internazionali che hanno sottolineato il ritardo italiano nell'intervenire nella messa in sicurezza del sistema bancario. La verità è che serve una svolta nella politica economica».