TERAMO. Accuse a Silvio Berlusconi, che nella sua visita teramana «ha raccontato balle colossali», critiche a Gianni Chiodi «con il cordone ombelicale legato alla politica romana» e il pericolo di riproporre in Abruzzo un «modello argentino, in quanto a mancanza di democrazia» già creato a livello nazionale. E' un Antonio Di Pietro polemico quello che si presenta nella sala polifunzionale della Provincia di Teramo. Il leader dell'Italia dei Valori arriva in città accompagnato dal candidato presidente della Regione per il centrosinistra Carlo Costantini e non risparmia bordate agli avversarsi. L'ex pm parte della questione morale. «I fatti dimostrano che soprattutto in Abruzzo ma anche in altre regioni non è stata superata», afferma.
«Per questo», fa presente Di Pietro, «ci siamo dati un codice etico che vieta la candidatura a condannati e a indagati». Il bersaglio dell'intervento molto colorito di Di Pietro, che nella platea non del tutto piena strappa applausi, risate ma anche qualche mugugno da parte di un paio di vecchi comunisti, è soprattutto Berlusconi. «Quando è venuto qui ha detto che avrebbe realizzato infrastrutture», afferma, «ma i soldi per l'Abruzzo nella finanziaria non ci sono: anzi, s'è fregato pure quelli che ci avevo messo io». L'ex ministro accusa il presidente del consiglio di aver tolto risorse alle imprese e all'agricoltura abruzzese per finanziare «le vacche padane», ma se la prende anche con il candidato presidente del Pdl Gianni Chiodi. «Berlusconi non l'ha fatto nemmeno parlare», attacca Di Pietro, «gli ha messo una mano sulla spalla e gli ha detto: ghe pensi mi». «Sostiene di avere un consenso imbarazzate», insiste Di Pietro, «ma se prende una batosta imbarazzante, vedi come capisce». Dalle elezioni abruzzesi, dunque, può partire un «segnale di discontinuità verso il governo centrale». Per Di Pietro l'unico in grado di invertire la rotta è Carlo Costantini. «Vogliamo affidare il portafogli degli abruzzesi in mani sicure, in mani pulite», conclude l'ex pm. Al suo fianco Costantini rilancia il pericolo che il governo trasformi l'Abruzzo in una regione petrolifera. «Sindaci e amministratori non conteranno più nulla», afferma, «perchè le procedure d'impatto ambientale saranno gestite dallo Stato». Il Pdl abruzzese, secondo il candidato del centrosinistra, si piegherà agli ordini che arriveranno da Roma.