Insieme a Trasportounito non ha sottoscritto l'intesa di novembre con il ministero
PESCARA. Il Sati non ci sta. La sigla sindacale, che alla consulta si appoggia a Trasportounito Fiap, non ha sottoscritto il verbale d'intesa con il ministero dei Trasporti per gli accordi che dovranno disciplinare il sistema del trasporto merci su gomma. Il Sati, che ha la maggior parte degli iscritti concentrati in Abruzzo e nelle Marche, sostiene che quanto sottoscritto il 13 novembre scorso dagli altri sindacati è in netto contrasto con le richieste effettuate nel corso dei precedenti incontri con il ministro. E che, di conseguenza, i problemi della categoria non sono stati risolti.
Una lettera inviata da Trasportounito Fiap ad Altero Matteoli, ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, auspica un'azione del governo anche per arginare il susseguirsi di fallimenti aziendali. «Il settore è in crisi e il lavoro è diminuito drasticamente a causa della crisi dei consumi e troppi mezzi sono fermi», evidenzia Augusto Santoleri, responsabile commerciale e voce abruzzese del Sati insieme al vice presidente Sergio Rattenni. «I punti d'intesa raggiunti il 25 giugno scorso sono stati completamente disattesi dall'accordo del 13 novembre. Ci chiediamo che cosa hanno sottoscritto le altre sigle sindacali».
La lettera inviata a Matteoli indica sei punti da raggiungere per evitare il collasso del settore: ripristinare la norma sul pagamento tassativo individuando la scadenza certa (come da intesa del 25 giugno 2008); congelare il pagamento degli oneri sociali e contributivi, prevedendo peraltro l'introduzione di ammortizzatori sociali oltre a possibili interventi di natura fiscale sugli interessi passivi; applicazione della norma più restrittiva possibile sul cabotaggio stradale in Italia; elaborazione di soluzioni atte a migliorare la produttività e il costo del lavoro; intervenire sull'intermediazione passiva, esercitata cioè senza organizzazione strutturale e senza produzione di valore aggiunto; accelerazione degli incentivi per i processi di aggregazione e di fusione delle imprese aumentandone la dotazione economica.
«In base all'accordo sottoscritto con il ministero, va a farsi benedire il principio del pagamento del servizio all'azienda di trasporti entro il trentesimo giorno», aggiunge Santoleri. «E' stata aggiunta la dicitura "salvo accordo tra le parti" che, di fatto, renderà il mercato ancora più selvaggio perché le aziende non potranno imporre una scadenza ai committenti. Lo stesso vale per le tariffe di sicurezza perché ci si è rimessi alla libera contrattazione tra le parti. Non riesco a capire come le altre sigle siano passate dalle minacce di sciopero alla firma di un accordo che non porta benefici alla categoria dei trasportatori. Fino a pochi mesi fa, una delle priorità era il costo del gasolio, fattosi esorbitante. Ora questa emergenza è finita, ma il lavoro è sceso e il mercato non ha regole a tutela di chi opera seriamente e nel rispetto delle leggi e della sicurezza dei cittadini. Da settembre 2007 a settembre 2008, più di seimila aziende di trasporti hanno chiuso i battenti. Una cifra spaventosa».