PESCARA. Il 12 dicembre la Cgil scenderà in piazza anche in Abruzzo con un sciopero generale di otto ore, e non solo di quattro come avverrà altrove. Braccia incrociate, dunque, contro la crisi, per dire «basta» alle difficoltà che stanno travolgendo questa regione e per chiedere interventi tali da determinare un'inversione di tendenza. Nonostante sia sola, senza gli altri sindacati, la Cgil va avanti decisa e lo fa perché «oltre ventimila abruzzesi sono già finiti in cassa integrazione e più di cinquemila precari hanno perso il posto», dice il segretario regionale Gianni Di Cesare. Non c'è settore che si salvi, a quanto pare. Nel metalmeccanico i cassintegrati e gli addetti in mobilità sono 13.185 e i precari finiti fuori sono 4.100.
Nel tessile abbigliamento la cassa integrazione interessa 1.917 unità e i precari mandati a casa sono 342, nel chimico la cassa integrazione ha coinvolto 2.556 addetti e i precari di cui si sta facendo a meno sono 400, mentre nell'industria che ruota attorno all'edilizia si registrano 475 unità in cassa integrazione. E poi, ancora, l'agroalimentare ha fatto ricorso alla cassa integrazione per 250 addetti, il settore della carta ha 586 lavoratori cassintegrati e il commercio 1.220, a cui si aggiungono 350 precari che sono rimasti senza occupazione e 450 che presto potrebbero tornarsene a casa. Ci sono, poi, i 3.820 precari del pubblico impiego, per lo più giovani, i quali rischiano di sentirsi dire da un momento all'altro che non c'è più posto per loro. In una situazione del genere «non c'è tempo da perdere», sostiene Di Cesare annunciando le manifestazioni che venerdì si svolgeranno nei capoluoghi abruzzesi, a Pescara, L'Aquila, Teramo e Lanciano.
«Qui», dice il segretario Cgil, si rischia il crollo del sistema produttivo, per cui il Governo, «la Regione, i Comuni devono fare una scelta netta a sostegno dei redditi». Di sicuro non possono bastare le soluzioni una tantum.
«La social card», commenta ancora Gianni Di Cesare «non è certo il rimedio. Basti pensare che in Abruzzo si sono rivolte alla Cgil 1.193 persone, per chiedere di avere la carta anti-crisi, ma solo 412 avevano diritto ad ottenerla. Va da sé che si tratta di un numero esiguo, di gran lunga inferiore agli abruzzesi interessati alla crisi». Si dovrebbe pensare ad altro e cioè alla «redistribuzione del reddito, alla lotta all'evasione, alla tassazione dei patrimoni, al rilancio degli investimenti. E poi vanno sostenuti i pensionati e l'occupazione delle donne nelle strutture sociali», solo per lanciare qualche idea. «Parlando coi lavoratori durante» spiega il segretario della Cgil, «che si vive nell'angoscia e nella paura» e di fronte a questi sentimenti la Cgil ha deciso di stare con la gente e tra la gente»