Lo Stato deve mettersi al riparo dopo la sentenza emessa dalla Corte di Giustizia europea
Sembra ormai un atto "dovuto" da parte dell'amministrazione comunale, ma forse non così scontato, quello dell'annullamento di tutti gli atti relativi alla metropolitana di superficie dopo la sentenza della Corte di Giustizia europea. L'Unione europea ha condannato lo Stato Italiano a causa del "pasticciaccio" relativo al bando per la metropolitana di superficie del capoluogo abruzzese. Ma nulla è accaduto a palazzo Margherita nonostante la sentenza e nonostante la delibera per l'annullamento sia pronta già da un pezzo sul tavolo dell'Avvocatura comunale. Ora, però, il tempo è scaduto ed il ministero per le Infrastrutture sembra aver perso la pazienza, tant'è che si appresta a notificare all'amministrazione (se non lo ha già fatto in queste ore) una diffida a procedere immediatamente all'annullamento degli atti e del contratto con la Cgrt. Anche questo è un atto dovuto da parte del ministero che deve comunque mettersi al riparo alla luce della recente sentenza della Corte europea. Un atto teso allo stesso risultato era stato presentato anche della Cgrt sempre nei confronti dell'amministrazione comunale. E così per il sindaco Cialente il tempo è davvero scaduto: non sembra più rinviabile un nuovo test sulla tenuta della maggioranza che si concretizzerà appunto, con l'approvazione della delibera. Intanto l'agguerrito Comitato di via Roma non sta certo a guardare. «Abbiamo presentato al ministro Tremonti una richiesta per la revoca di tutti gli atti - ha spiegato la portavoce del Comitato di via Roma, Andreina Pellegrini -. Il nostro obiettivo, ora che la vicenda sembra definitivamente chiusa, è quello di ottenere dal sindaco la riapertura della strada. Abbiamo inoltrato un quesito al ministero per i Beni culturali attraverso il quale chiedevamo se anche in presenza di un vincolo indiretto, come nel caso di via Roma, fosse ammesso il transito delle auto. Dal Ministero ci è stato detto che la strada può essere riaperta alle auto e che l'unico atto che può fare l'amministrazione è quello di prevedere dei divieti di sosta dinanzi ai palazzi vincolati ai sensi del codice Urbani. A questo punto è evidente che il sindaco continua a invocare il vincolo come pretesto per evitare la riapertura della strada». Intanto, giovedì prossimo, della complessa vicenda si parlerà ancora in Consiglio comunale nel cui ordine del giorno, dopo la fumata nera di due settimane fa, è prevista di nuovo la discussione della relazione della Commissione di Garanzia e controllo.