PESCARA - Adesso gli tocca, per necessità naturalmente. «Non ho mai imbrattato il muro del vicino» dice Gianni Chiodi al microfono piazzato davanti a un muro di felci nel comitato di piazza Salotto, ma adesso è un'altra storia: bisogna difendersi replicare attaccare, perchè il muro, quello suo, non è proprio così bianco. Va giù duro il candidato presidente del Pdl alla Regione, fa promesse e indica scadenze e poi arriva al punto, cioè al suo rivale diretto, «non ci sarà mai più un Costantini che viene messo all'Aptr», nè poltrone assegnate per militanza politica. Un «centrosinistra disperato» quello che lo attacca sulle consulenze di Cordone, «due soltanto che hanno consentito alla Asl di Pescara di abbattere del 3% la spesa farmaceutica», consulenze che lui ha ottenuto perchè nella vita fa il commercialista e non come quegli altri, «quelli che campano con la politica, stipendiati dalla collettività, quelli che una consulenza non potrebbero mai farla perchè non lavorano: di queste persone l'Abruzzo non ha più bisogno». E si concede una battuta senza sorriso: «Se perdono le elezioni, stiamo pensando di dargli gli ammortizzatori sociali». Promette una «rivoluzione meritocratica» Gianni Chiodi, sarà lui il garante dei cittadini anche per spazzare il campo dalla gaffe di Berlusconi che a Montesilvano aveva indicato Gianni Letta come il tutor dell'Abruzzo, «mi assumerò io tutte le responsabilità davanti agli abruzzesi: è finito il tempo di chi non ha mai fatto niente nella vita». E siccome il muro del vicino è bello grosso, rilancia l'accusa di Berlusconi al «Pd che ha molto da farsi perdonare, non solo a Pescara o a Montesilvano o in Abruzzo», la questione morale insomma. Ma anche lui è inquisito e se lo scorda. «Sono solo indagato, nella stessa inchiesta ci sono Sperandio e Ruffini due candidati del Pd, per un sindaco è quasi prassi. Ma sono sotto inchiesta anche per il morso di un cane randagio a una cittadina teramana e dovrò rispondere di lesioni colpose». Poca roba, intende. E alla fine Chiodi se la prende anche col popolo del Centro Oli. Quella di Ortona è una piazza contesa, notoriamente ostile al centrodestra: «Dopo l'impegno del governo mi sarei aspettato che il popolo del Centro Oli brindasse, invece cotinua a parlare di ambiguità, e qui si rivela tutta l'infingardia e la strumentalizzazione di questa campagna».E sul programma ricambia le accuse di Costantini: «Su Google non troverete uno straccio di programma del centrosinistra, pensate lo ha detto pure Marini, "manca un'iniziativa sul piano economico"». E quindi al Pd specializzato nel tafazzismo scandisce il suo, di programma: patto con Roma per l'economia, velocizzazione della ferrovia Pescara-Roma, no al Centro Oli. E poi: in due mesi una task force per la semplificazione amministrativa, sul modello Calderoli per intenderci, una legge che consentirà alle imprese di aprire i battenti in un solo giorno (ma l'ha già prevista Tremonti nella finanziaria di fine luglio), assemblea permanente dei sindaci gestita dai loro stessi, in due mesi un osservatorio per il credito, in quattro mesi la riforma sanitaria, in 100 giorni il rinnovamento del vincolo del 40% di raccolta differenziata per gli impianti ad alta tecnologia, in tre mesi la riforma di consorzi industriali, Fira, Aptr e Arrsa. E forse un'Agenzia unica per lo sviluppo. Forse: «Perchè non sempre gli enti sono inutili, molto più spesso sono le persone che rendono inutili gli enti». Serviti.