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Pescara, 18/06/2026
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Data: 11/12/2008
Testata giornalistica: Trambus
A proposito di Tav. Andiamo veloci ma ignoriamo dove di Maurizio Sgroi

Leggiamo sul Sole 24 ore di oggi un paio di articoli entusiastici sull'effetto che l'alta velocità ferroviaria avrà sulla Pianura padana a partire dal 13 dicembre prossimo. Per sintetizzare con le parole dell'articolista "Si lavorerà di più a Milano, si vivrà un po' più spalmati nella grande city region padana". Con la glossa che cotanta modernità è riservata "ai pendolari ricchi". Un abbonamento mensile per fare Milano-Bologna in 65 minuti costa 500 euro. Si dirà: anche noi come i francesi entriamo nel pendolarismo di lusso. Noi ci limitiamo a dire che il pendolarismo ci piace poco o punto. Forse perché abbiamo un concetto troppo elevato del tempo per pensare che quello trascorso per sfrecciare da Milano a Bologna sia bene impiegato. O forse perché non reputiamo salubre che le relazioni fra persone e cose si estendano su un raggio di qualche centinaio di chilometri ogni giorno, rendendosi così fin troppo flessibili e più facili alla rottura. Capiamo bene che il quotidiano confindustriale brindi, visto che l'alta velocità è l'unico business trasportistico che attrae gli investitori privati (fra i quali, giusto per la cronaca, anche l'ex presidente di Confindustria). Però consentiteci alcune riserve. L'idea stessa di alta velocità porta con sé quella di una globalizzazione hi tech e per nulla low cost. Quindi dispendiosa dal punto di vista energetico e finanziario. Un modello che la cronaca di questi mesi sta confermando essere di illusoria grandezza. Dietro l'idea dell'alta velocità c'è il pensiero che siamo destinati a muoverci sempre più veloci in cambio di un profitto crescente. Ma questa è un'illusione. In realtà non sappiamo neanche dove andiamo.

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