L'AQUILA. Gli studenti che avevano inscenato una manifestazione di protesta contro i tagli a scuola e università, non sono neppure arrivati davanti all'hotel Duca degli Abruzzi dove di lì a poco sarebbe giunto il ministro Giulio Tremonti. La polizia li ha bloccati in via delle Carceri. Così la contestazione non ha neppure sfiorato Tremonti se non per quel «buffone» - che due ragazze, subito cacciate, gli hanno gridato dalla galleria - soffocato dagli applausi del popolo del centrodestra che attendeva anche il ministro Umberto Bossi trattenuto, però, a Roma per una riunione sul federalismo fiscale.
I due ministri del governo Berlusconi erano attesi all'Aquila per sostenere la candidatura di Gianni Chiodi a presidente della Regione. Ma al posto di Bossi è arrivato il sottosegretario Aldo Brancher. A fare gli onori di casa ci ha pensato l'onorevole Paola Pelino che ha rimarcato «la particolare attenzione riservata dal governo - ne è prova la presenza in Abruzzo di così tanti ministri - a queste elezioni considerate un test nazionale». Tanti gli applausi per Chiodi quando ha detto «che la sinistra in Abruzzo non si può votare perché non lo merita» e quando ha ricordato a Tremonti «che le sue visite in Abruzzo hanno sempre portato bene al centrodestra». E il ministro dell'economia, «quello che da solo rappresenta il 51% del governo», così lo ha presentato il senatore Filippo Piccone, non ha deluso le aspettative della platea.
Quasi una "lezione" la sua, condita però da slogan e battute al "vetriolo" nei confronti del governo Prodi, degli esponenti nazionali del Pd e del leader dell'Idv Antonio Di Pietro. «Non credo che l'Abruzzo voglia farsi colonizzare dai molisani. E non vedo perché gli abruzzesi debbano rattristarsi con Costantini e i Dipietrini».
Poi il tema, decisamente più sobrio, della crisi e delle scelte economiche operate dal Governo. «Noi ci siamo presentati agli elettori con la parola crisi, gli altri parlavano di miracolo. Abbiamo deciso di fare a luglio la Finanziaria e di stabilizzarla su tre anni per trasmettere all'Europa un messaggio di serietà. La crisi» ha aggiunto Tremonti «noi l'avevamo prevista. Qui abbiamo il terzo debito pubblico del mondo, ma la nostra economia non occupa lo stesso posto in classifica. Abbiamo un debito che costituisce un vincolo finanziario. I vari Bersani e Veltroni ci dicono che abbiamo fatto poco e che ci vorrebbero misure più coraggiose. Ebbene, abbiamo tolto l'Ici sulla prima casa, detassato i primi di produttività e scelto la via del nucleare che ci consentirà di ridurre il debito energetico. Abbiamo messo in campo misure per velocizzare il processo civile. E in quanto alle scelte per contrastare questa crisi globale, abbiamo fatto molto di più di chi ha utilizzato un flusso impressionante di denaro pubblico per salvare le banche dal fallimento. Abbiamo optato per misure volte a garantire il risparmio delle famiglie. Per noi il problema è evitare che le banche sottraggano fondi alle imprese».
Da qui la proposta di Tremonti di attivare, presso le prefetture, degli Osservatori del Credito. Poi la questione della "carta acquisti". «La Sinistra dice che così si umiliano i poveri. Afferma che 40 euro sono una elemosina, ma poi dice che 4 euro in più di Iva per Sky sono una rapina. Questa è una sinistra che ha perso il contatto con la realtà». E ancora, Tremonti ha parlato del bonus per le famiglie, della riduzione nel 2009 del costo delle tariffe, della necessità di far ripartire le opere pubbliche, dell'aumento dei fondi destinati agli ammortizzatori sociali. E ha poi invitato gli enti locali «a spendere, e a farlo bene, l'enorme quantità di fondi europei disponibili». Un incontro chiuso a suon di altre battute e con un monito: «Il voto al centrosinistra» ha detto «è il primo passo per il ritorno all'Ici sulla prima casa».