PESCARA. L'agenda del 2009 di Carlo Costantini ha una data già impegnata: il 2 gennaio. Luogo: reparto di ginecologia-neonatologia dell'ospedale di Teramo. Programma: il presidente della regione Abruzzo incontra il primo nato dell'anno. «Essendo io eletto e non essendoci a Teramo un sindaco...». Costantini scherza, ma neanche troppo. Il deputato dell'Italia dei Valori è convinto che il centrosinistra tornerà al governo della Regione.
E allora, onorevole Costantini, quale sarà il suo primo atto da presidente, se verrà eletto?
«Sarà un atto legislativo: l'abolizione delle pensioni dei consiglieri».
Un brutto inizio per i suoi eletti.
«Considero inaccettabile che dopo 5 anni di funzione un consigliere debba prendere 2mila euro di pensione mentre un lavoratore ne deve aspettare 40 di anni per prendere una pensione di mille euro».
Per la giunta ha in mente già dei nomi?
«Sarò inevitabilmente condizionato dal risultato elettorale, perché otto assessori su dieci dovranno essere scelti tra gli eletti. Ma è possibile che inizialmente gli assessori siano solo otto, così risparmio almeno 500mila euro l'anno».
Sceglierà i più votati?
«Assolutamente no, il criterio della quantità di voti è marginale rispetto alla competenza».
Per l'assessore alla sanità?»
«Quella delega la terrò io, e senza forse».
«Lei sa che i conti della Regione sono un disastro, sarà un inizio di legislatura difficile».
«Non sarà così difficile».
Dove pensa di trovare i soldi?
«La prima cosa è fare un intervento pesante sull'efficienza della macchina amministrativa. Già fermando tutto questo giro di carte che c'è tra L'Aquila, Pescara e Roma si risparmierà un mucchio di soldi. E poi perché parlo di fare una Asl unica?
Già, perché?
«Perché la Regione risparmierà dai 20 ai 30 milioni annui. Con quella cifra in tasca posso andare dal commissario Redigolo con le chiavi della macchina e invitarlo a tornare a Roma da Berlusconi».
Venti milioni sembrano tanti.
«Ogni manager costa 300 mila euro l'anno, e oggi ce ne sono sei. Poi ci sono sei staff che erogano consulenze d'oro, e c'è sei di tutto: si fa presto ad arrivare a quella cifra. Si potrà recuperare una capacità di indebitamento di 400-500 milioni. Le mie non sono ipotesi, sono prove scientifiche».
Bene, ma per fare questo dovrà convincere anche la sua maggioranza. Tenga conto che la maggioranza, più che l'opposizione, è stata la croce dei due ultimi presidenti.
«Pace e Del Turco hanno commesso un errore imperdonabile».
Quale?
«Hanno considerato prevalente la funzione di presidente rispetto a quella di consigliere. Io sarò presidente e consigliere a tutti gli effetti, sarò più in Consiglio che in giunta, anzi sarò il leader della mia maggioranza in consiglio».
Con quale obiettivo? Per esempio, vedremo ancora quelle leggi omnibus per la distribuzione di soldi a pioggia?
«Occorre recuperare il senso e la funzione legislativa. Non ci saranno mai più leggi che riguarderanno i singoli. La gestione dei finanziamenti non spetta al consiglio ma alla funzione amministrativa».
«Torniamo alla sanità, che ne sarà del rapporto col privato? Finora è stato un problema.
«Io non avrò problemi, perché intendo restituire ai cittadini tutto il ruolo della programmazione pubblica».
Cioè?
«Il privato ereogherà i servizi che il pubblico deciderà di acquistare. E dal privato non si acquisterà mai ciò che il pubblico già eroga».
Gli ospedali resteranno tutti?
«Nessuno sarà chiuso, ma tutti cambieranno, perché non si può fare tutto dappertutto».
Ma se il commissario Redigolo le dice: guardi, presidente, non ci siamo con i conti e dobbiamo chiudere?
«Glielo impedisco. Il commissario non si può sostituire alla politica. Quanto gli mancano? Trecento milioni? Troveremo le risorse senza chiudere gli ospedali. Già ricontrattando le cartolarizzazioni si risparmia il 20-30% della rata annuale di 94 milioni che oggi paghiamo».
Con le tasse come la mette?
«Il 2009 sarà l'ultima annualità con addizionali così alte. Dal 2010 dovremo cominciare a ridurre la pressione fiscale per rendere il nostro sistema delle imprese più competitivo».
Le toccherà trattare col governo Berlusconi.
«Berlusconi è anche il mio presidente del consiglio. Non posso pensare che possa mutare atteggiamento sulla base del colore politico dell'interlocutore. Anzi, il 17 pomeriggio sarò a Roma da Berlusconi per chiedergli conto di tutte le promesse che ha fatto in campagna elettorale: lui, Tremonti e tutti i ministri che sono venuti in Abruzzo».
Onorevole, ci dia un giudizio sui suoi avversari. Cominciamo con Chiodi?
«Debole»
Buontempo?
«Tenace e orgoglioso».
De Laurentiis?
«È bravo, ma è incerto sul futuro suo e del suo partito».
La Del Biondo?
«Mi sembra fuori dalla storia».
Di Prospero?
«Un sognatore».
Ci dica un evento che le piacerebbe organizzare in Abruzzo.
«Il G8».
Ma il G8 lo vuol fare Berlusconi.
«E io accolgo con entusiasmo la sua proposta. Considero il G8 una grande opportunità. Glielo ricorderò il 17».
Onorevole, esistono i poteri forti?
«Quelli capaci di condizionare la magistratura no. Per questo sono grato alla procura di Pescara per quello che sta facendo. Nel mondo economico ci sono, ma non li conosco e non voglio conoscerli».