CHIETI. Crisi economica, che è anche occupazionale e sociale. Un paradigma che la Cgil oggi sottolinea con lo sciopero generale di otto ore, nell'appuntamento provinciale in mattinata di Lanciano. L'allarme economia significa nel teatino oltre 15 mila lavoratori in cassa integrazione. A rischio occupazionale, poi, sono altri 2mila e 300 tra precari, interinali e collaboratori a progetto. «La crisi, oltre che economica, è sociale», dice il segretario provinciale della Cgil, Michele Marchioli, «perché senza lavoro, senza reddito, si perdono il ruolo e la dignità sociale. Per tante famiglie e pensionati il reddito non basta più».
Sono 82 le aziende in crisi nel chietino, il numero maggiore di posti di lavoro a rischio è nel metalmeccanico, in particolare nella Val di Sangro, con 10mila 154 lavoratori in cassa integrazione o mobilità. Per le 23 aziende del commercio in difficoltà 1184 lavoratori in bilico. Poi le 4 dell'edilizia con 261 dipendenti in allarme. Le 12 del chimico con l'allerta per 2635 lavoratori, le 12 del tessile con 832, le 7 della carta con 344. Proprio dal settore cartario l'ultimo colpo all'economia del capoluogo. Ad agosto ha chiuso la cartiera.
BURGO-MARCHI. «Dei 298 lavoratori coinvolti oggi sono rimasti 230 circa. Se non ci saranno 90 risoluzioni di contratto entro questo primo anno di cassa integrazione, perderemo anche la speranza di un secondo periodo di ammortizzatore sociale», afferma Nino Buccione della Slc-Cgil. Nella cartiera, nata da un brevetto tutto abruzzese dei fratelli Pomilio, per ricavare cellulosa dalla paglia, l'innovazione è ancora oggi un asso da giocare. Un laboratorio ha continuato fino ai nostri giorni a studiare nuove tipologie di carta. «La patinata pesante che produciamo», continua Buccione, «si rivolge a mercati di nicchia e, per l'alta specialità, non teme la concorrenza sui mercati di massa».
SIXTY, OLIIT E LE ALTRE. Sono 45 le aziende in crisi nell'alto versante della provincia teatina, tra il capoluogo, Sambuceto, Ortona e Guardiagrele. Si va dal ritardato pagamento degli stipendi a 1500 dipendenti nella clinica Villa Pini, ai 170 della Tekal nel metalmeccanico in cassa integrazione, come lo sono a rotazione 150 della Marrollo costruzioni. Cassa integrazione anche in Cosmetal, General Sider e Trafilerie meridionali. Mobilità volontaria anche per 45 dei 400 dipendenti Sixty. «Su questa realtà aziendale è bene tenere alta la guardia. Confido nelle istituzioni», si limita a commentare Giuseppe Rucci della Filtea-Cgil. E poi la Oliit: l'azienda delle telecomunicazioni fallita nel 2004 ha ancora 60 lavoratori in mobilità. «In Toscana la Regione ha previsto investimenti per la sicurezza dei monumenti. Per aziende come la Oliit questo sarebbe stato vitale», osserva Marco Ranieri della Fiom-Cgil.
Marchioli conclude: «Le strade immediate da percorrere sono maggiori risorse per gli ammortizzatori sociali, allargamento di questi strumenti anche ai precari e rilancio delle opere pubbliche, con puntualità di pagamenti dagli enti».