Le spine dell'economia. Settemila posti in pericolo, salari e pensioni insufficienti: lo sciopero della Cgil mette in piazza il disagio dei lavoratori
Neppure la pioggia ha fermato l'onda rossa della protesta. Studenti, lavoratori, disoccupati, precari, pensionati e immigrati: erano più di 4mila a sfilare nelle vie di Pescara, riparati da cappelli e ombrelli. Ma anche le piazze dell'Aquila, Lanciano e Teramo si sono riempite di oltre 3mila lavoratori per lo sciopero generale indetto dalla Cgil contro la crisi e i piani governativi giudicati insufficienti ad arginare lo tsunami che sta falcidiando redditi e stipendi e rischia di cancellare migliaia di posti di lavoro. «Nel Pescarese la forte crisi si farà sentire dai primi mesi del nuovo anno e sono 7mila i posti di lavoro a rischio», avverte il segretario provinciale della Cgil Paolo Castellucci. Anche gli striscioni della Merker con 228 dipendenti in cassa integrazione, Lafarge e del colosso della Brioni hanno accompagnato il lungo serpentone che da piazza Italia è arrivato a mezzogiorno a piazza Sacro Cuore, occupando per più di 2 ore via Venezia, via Fabrizi e Corso Umberto. «I pensionati e i lavoratori stanno pagando il prezzo più alto della crisi - dice Marco Fars, segretario provinciale di Rifondazione comunista che ha aderito alla manifestazione insieme ai Comunisti italiani -, le grandi realtà della provincia sono in cassa integrazione o in ferie forzate. E la situazione è più grave nelle piccole imprese, dove non ci sono ammortizzatori sociali». La crisi non risparmierà neppure il settore dell'edilizia, da sempre locomotiva dell'occupazione provinciale: sono 3mila i posti di lavoro a rischio. A perderci saranno soprattutto i giovani precari. «Protestiamo contro i tagli e i decreti Brunetta», spiega il segretario provinciale della Fp-Cgil Massimo Petrini che ha sfilato ieri a difesa degli 800 precari tra Asl e pubblico impiego. «Questa partecipazione è significativa di un disagio che nella regione riguarda 12mila famiglie sotto la soglia di povertà e 120mila precari», dice Fernando Fabbiani del Pdci. Presenti al corteo anche Enrico Paolini, Gianni Melilla, Franco Leone. "L'onda vi travolgerà tutti": è lo striscione con cui gli studenti hanno aperto il corteo per protestare contro i tagli alla scuola. Al loro fianco, insegnanti, mamme e fratellini con le magliette "Stop Gelmini: la scuola sta crollando" e "Il futuro dei bambini non fa rima con Gelmini". Il freddo non ha fermato i pensionati che hanno seguito il serpentone al richiamo di "Bella ciao", dietro lo striscione Spi-Cgil. «Solo aumentando stipendi e pensioni si possono far ripartire i consumi», spiega il segretario nazionale del Prc Paolo Ferrero in piazza Sacro Cuore. In corteo anche il leader nazionale di Sd, Claudio Fava. «Sono aumentate le ore di cassa integrazione in tutta Italia -ha detto Pietro Ruffolo della direzione nazionale Cgil-, come accaduto qui, alla Merker o alla Pozzolini». Uniti nella protesta, gli immigrati che rischiano di perdere lavoro e permesso di soggiorno. A incrociare ieri le braccia i lavoratori del 69% delle aziende della regione: il 40% alla Sevel, l'80% al Gran Sasso di Teramo, il 77% al San Stefar di Montesilvano. Nel pescarese adesione media del 45%. «Meglio nella scuola, e nei settori industriali dove si è arrivati al 60%, con punte del 70% a Bussi - dice Antonio Terenzi della Cgil - più fiacca nel commercio e servizi, con un 30%».