Epifani: impegno zero contro la crisi. Berlusconi: fanno il contrario di quel che serve
ROMA Malgrado i nubifragi, malgrado l'aria d'accerchiamento e l'ostilità esplicita di Cisl e Ugl (e quella appena più sfumata dell'Uil), malgrado il commento drastico di Berlusconi: «Lo sciopero è il contrario di quel che si doveva fare», cui fanno eco vari esponenti del centrodestra, da Sacconi a Bocchino, da Capezzone a Brunetta che contesta i dati sulle adesioni (come fa, dalla sponda datoriale, Federmeccanica). Quello della Cgil e del suo leader Guglielmo Epifani è comunque un grido d'orgoglio: «Siamo quasi un milione e mezzo», dicono gli organizzatori. Facendo ovviamente la somma dei partecipanti nelle 108 città in cui s'è manifestato, e rivendicando per sopraggiunta «il grande senso di responsabilità che ci contraddistingue, e che ci ha indotto a sospendere dallo sciopero il personale addetto al trasporto ferroviario sul territorio nazionale», e tutti gli addetti ai trasporti a Roma, sotto minaccia ieri di esondazione del Tevere.Ed Epifani (200 mila, sempre secondo la Cgil, ad ascoltarlo a Bologna, sede della manifestazione clou e dove c'era anche il ministro ombra del Pd Pierluigi Bersani, mentre 80 mila si sono radunati a Milano attorno al palco da cui parlava la segretaria confederale Morena Piccinini) lancia il suo messaggio al governo e alle confederazioni che hanno fatto altre scelte: «Per l'esecutivo - dice - questa è una lezione che servirà. Il tempo dirà che avevamo visto giusto». Per poi scandire: «Avremmo voluto con noi anche le altre organizzazioni. Ma questa sfida va accolta con rispetto. In un momento così duro tantissimi hanno deciso di rinunciare al salario per battersi. Scelta davanti alla quale una parte del paese dovrebbe inchinarsi».
Per Epifani, che ribadisce peraltro giudizi già noti, di fronte a «una crisi eccezionale, secondo qualcuno la peggiore di sempre, e di cui non sappiamo nulla, il governo non fa sostanzialmente nulla. Il contributo aggiuntivo stanziato per la crisi è pari a zero, il governo non mette nulla». A differenza, secondo Epifani di «Gran Bretagna con 20 miliardi, Francia con 26, Spagna con 13, per non parlare degli Usa. Ma perché tanti braccini corti quando bisognerebbe allargare le mani e allargarle bene?». Poi, un ponte a Confindustria, che «avrebbe i nostri stessi interessi: gli aiuti alla domanda e alle aziende senza i quali, quando la crisi sarà finita, noi arretreremo, e a pagare saranno welfare, giovani, anziani e imprese».
Rimbalza inmmediata a Epifani la replica acida della Cisl: «Rispettiamo quei lavoratori, in verità davvero pochi, secondo i dati in nostro possesso, che hanno deciso di scioperare. Ma al di là della propaganda della Cgil, è evidente a tutti che il risultato di questo sciopero solitario è stato alquanto modesto», manda a dire la segreteria organizzativa cislina. E Bonanni prende la parola per tacciare lo sciopero di «errore di portata storica. Contro la crisi non servono la piazza e il conflitto». E conclude, rivolto ovvviamente alla Cgil: «Bisogna dimostrarsi capaci di essere anche formica, non solo grillo parlante».
E da Confindustria, con toni pacati, ma fermi, si fa sentire federica Guidi, presidente dei giovani imprenditori: «Rispetto le decisioni di tutti, mi sembra però un momento in cui forse il tentativo di essere su una barca comune e di remare dalla stessa parte probabilmente è più utile per il paese».