Alte percentuali nelle grandi fabbriche del nord. «Rammarico» per l'assenza degli altri sindacati
ROMA. Il peggio deve ancora arrivare e Silvio Berlusconi non è un buon padre di famiglia perchè un buon padre di famiglia di fronte a alla crisi più grave degli ultimi settant'anni farebbe tutto, mentre «il contributo aggiuntivo del Governo per affrontarla è pari a zero». Gugliemo Epifani parla a Bologna a una platea di 200mila persone che, sfidando il clima inclemente, sono scesi in piazza contro il governo con la Cgil. E usando le stesse parole del premier, comincia con il bocciare l'equazione Berlusconi buon padre di famiglia. Uil e Cisl non hanno aderito ma la risposta di lavoratori e pensionati è stata, stando ai numeri del maggior sindacato italiano, un successo. La prova di forza di Epifani, che ha scelto lo sciopero anche contro una parte del Pd, appare riuscita contro tutte le paure.
«Quasi un milione e mezzo di persone sono scese in piazza», assicurano da Corso d'Italia sommamdo i numeri delle 108 piazze dove si sono tenute le manifestazioni. Molto alta soprattutto l'adesione alla sciopero nelle grandi fabbriche del Nord. A Torino in trentamila hanno sfilato dietro lo striscione «Contro la valanga della crisi». Il settore metalmeccanico, tra i più colpiti, ha aderito con percentuali «bulgare». Ottima la partecipazione anche in Lombardia, dove, per esempio alla Candy, l'adesione è stata dell'80 per cento, ben oltre il doppio degli iscritti alla Cgil e lo stesso fenomeno è capitato anche nel settore pubblico. A Milano c'erano ottantamila persone con tante bandiere listate a lutto per ricordare la strage delle morti sul lavoro, primato nero del nostro Paese. Folle da grandi occasioni anche a Napoli, Ancona, Bari, Firenze e Cagliari. Nella capitale, dove per l'emergenza maltempo è stato revocato lo sciopero dei mezzi pubblici, i tre cortei previsti sono partiti in ritardo per i molti allagamenti.
A Bologna la principale piazza, quella con il segretario. I cortei sono confluiti sotto la pioggia dietro pupazzi di Mariastella Gelmini, Renato Brunetta e Silvio Berlusconi. «Sono arciconvinto che la dimensione della crisi costringerà il governo a fare sul serio e spero che lo faccia più prima che dopo», ha detto il segretario della Cgil che si è detto dispiaciuto per l'assenza di Uil e Cisl. Epifani ha attaccato il Governo per le condizioni economiche di dipendenti e pensionati che «fino ad ottobre hanno pagato otto miliardi in più per il drenaggio fiscale». «Chiedo al presidente del Consiglio: è giusto?». Ovvia la sua risposta di fronte a una realtà che vede aumentare l'evasione fiscale un governo che «prende di più da chi ha meno e non si fa nulla per chi ha di più».
Replicando a chi critica la scelta «solitaria» del suo sindacato, Epifani ha detto che «lo sciopero serve e io sono convinto che il Governo dovrà tenere conto delle proposte della Cgil perchè sono serie», come per altro è già accaduto sulla riforma della scuola. Riferendosi alla crisi del settore automobilistico e in particolare alla Fiat, il leader della Cgil ha detto che farebbe «una politica di aiuto agli investimenti che consentano ricerca e innovazione nelle nuove forme di alimentazione di nuovi modelli». «Il problema non è solo che la Fiat questo mese si ferma, è come uscirà dalla crisi tra due anni. Se non si innova adesso quando si uscirà dalla crisi si perderanno posizioni», ha aggiunto.