L'AQUILA. «Berlusconi è una caricatura, inadatto e inadeguato a gestire il Paese rispetto alla crisi che stiamo attraversando. Non è un uomo di Stato, è un uomo di spettacolo». Sono bastate queste prime parole pronunciate da Walter Veltroni, per scatenare l'entusiasmo dell'affollatissima platea del cinema Massimo. Il momento è delicato e forse la testimonianza più evidente è la presenza, in prima fila, del rettore dell'Università dell'Aquila, Ferdinando di Orio, che si è esposto in prima persona. Un parterre, dunque, non solo di politici, ma soprattutto di "Gente comune", a cominciare dai sindaci dei piccoli paesi. E molte donne.
Il segretario nazionale del Pd, Walter Veltroni, ha chiuso all'Aquila la campagna elettorale del candidato del centrosinistra alla presidenza della Regione, Carlo Costantini.
Veltroni è un "portafortuna" per il popolo del centrosinistra dell'Aquila e dell'Abruzzo, visto che è venuto per la vittoria di Stefania Pezzopane alla Provincia, Ottaviano Del Turco alla Regione («non dobbiamo dimenticare che il "là" è stato dato dalla giunta di centrodestra, tutto è cominciato da loro, anche se questa per l'Abruzzo è una ferita dura», ha detto Veltroni a proposito dello scandalo Sanità) e Massimo Cialente alla al Comune.
Veltroni è arrivato puntualissimo, alle 21.05 (la convention con il candidato Carlo Costantini e tutti i candidati consiglieri era alle 21) al cinema Massimo. Ma all'Aquila era arrivato un'ora prima e insieme agli esponenti locali del Pd si era fermato alla pizzeria "Il Pozzo", dove ha mangiato una Margherita. A fare gli onori di casa, il segretario, Michele Fina. Sul palco, anche le due candidate donne Mariza Bafile, a destra di Costantini, e Antonietta Pistoia, alla sinistra di Veltroni. Ha attirato l'attenzione la candidata Monia Nanni, non solo per i suoi stivali rossi su calza-pantalone a fantasia beige (ha dato comunque una spruzzata di colore ai molti mezzibusti grigio-blu), ma per il trambusto che ha creato, facendo cadere anche il telefonino, quando è salita sul palco. Proprio mentre il leader Pd arringava la folla e sottolineava che «quando un Paese diventa tutto di un colore, c'è da preoccuparsi, soprattutto con uno come Berlusconi, che scambia il governo per potere e tratta gli italiani e questo grande Paese come una sua azienda di Mediaset». Veltroni ha parlato per quaranta minuti, dedicando mezz'ora a Berlusconi, ricordando «l'offesa agli abruzzesi, quando ha comprato la collana di corallo a una sua parlamentare». E se Costantini, nel suo breve intervento - nel quale ha rischiato di essere ferito dall'asta di una bandiera del Pd, che si è staccata dal muro - ha detto di non «avere mai conosciuto il suo avversario (Chiodi), ma solo il suo "padrone", Berlusconi», su questo argomento Veltroni ha definito il candidato Pdl alla presidenza un «ragazzo-spazzola».
Veltroni ha toccato tutti i punti critici, dell'Abruzzo - «cassaintegrazione alla Sevel, alla Micron» -, e del Paese, dando del «bugiardo» a Berlusconi, «quando sostiene che la crisi non c'è e che gli italiani devono avere fiducia e spendere. Come può avere fiducia un padre di famiglia che percepisce 800 euro al mese? Quale Natale passerà?».
Un pensiero ai giovani, «che già a 16 anni credono di non avere futuro». E ancora a Berlusconi: «È l'uomo più attaccato alla poltrona: ha governato 8 anni e il resto è stato capo dell'opposizione. E cosa ha prodotto? Nulla». Una frecciata anche a Bruno Vespa: «Alla presentazione di uno dei suoi libri - ne presenta uno all'anno - gli ho ricordato che nel 2001 da lui Berlusconi si è presentato con una lavagna elencando tutte le opere pubbliche che avrebbe fatto. Dove sono? Ho chiesto a Vespa perché nel 2006 non glielo ha ricordato».
Ma l'acme il popolo del centrosinistra lo ha raggiunto quando Veltroni ha detto che «il colmo delle stranezze di questo governo Pdl è che il presidente del consiglio sia moderato dal capo della Lega e delle forze secessioniste», riferendosi alla riforma delle giustizia. «Se i moderati del governo sono loro, i leghisti, pensate gli altri». Veltroni ha concluso con un appello («andate tutti a votare, per chiunque, ma l'astensionismo non serve») e una battuta: «Ci sveglieremo un giorno da questo incubo? (Berlusconi)».