TERAMO. L'orgoglio teramano esplode alle 22,17 nella sede elettorale di via Po. Ed ha il volto di Gianni Chiodi, 48 anni, il «sindaco degli abruzzesi». Appena entra nella sede azzurra alle porta di Teramo viene accolto da un'ovazione. Rivela subito: «La prima telefonata me l'ha fatta Berlusconi. Si è congratulato, ed ha promesso di tornare a Teramo. Io l'ho ringraziato per essere venuto in Abruzzo nonostante i suoi impegni internazionali, ma lo ringrazierò ancora di più quando dimostrerà in futuro di essere vicino agli abruzzesi in questi momenti di forte crisi». Poi annuncia: «La mia sfida più importante sarà quella di ridare fiducia agli abruzzesi. Sarò il loro sindaco». Solo per un attimo, Chiodi, si lascia andare a uno sfogo contro l'avversario sbaragliato. Non fa i nomi di Costantini e Di Pietro ma dice: «Io non ho attaccato nessuno. Chi invece è scaduto a questo livello ha subìto una debacle».
E all'ex giunta Del Turco riserva cinque parole: «Ha fallito sul piano etico». Sul futuro annuncia: «Terrò io l'assessorato alla sanità. Siamo in un momento di difficoltà, dobbiamo dare l'esempio: tra le prime cose da fare taglierò i privilegi ai politici».
Ma l'orgoglio teramano lo incalza, e Chiodi lo onora così: «Dico grazie alla città di Teramo che mi ha fatto conoscere al resto dell'Abruzzo». E' come se il sindaco degli abruzzesi e la sua città si sentano finalmente fuori da uno splendido isolamento. E' come se Teramo per la prima volta si senta capoluogo di regione e non più la cenerentola.
Lo chiamano il «fattore T», «teramanità», ha reso Chiodi più forte a capace di resistere all'onda d'urto dell'astensionismo: «E' il mio cruccio più grande», confessa il nuovo presidente della giunta, «ma è anche la mia sfida più importante: in cinque anni ridarò agli abruzzesi la fiducia verso i politici».
Un altro grazie va al senatore Andrea Pastore «che ha creduto in me», poi annuncia che si iscriverà al Pdl e, prima di concedersi alle telecamere di Porta a Porta, piombate nella sede azzurra che brulica di politici e cittadini, dice grazie «a chi del centrosinistra ha deciso di votarmi».
Una bordata di fischi invade il tendone con due maxi-schermi, ma sono fischi rivolti a Di Pietro che parla da Bruno Vespa. I fischi diventano applausi quando sullo schermo compare Chiodi; applausi accompagnati anche da risate per la didascalia in basso a destra sul teleschermo: «Gianni Chiodi, candidato del centrosinistra».
Ma ormai è apoteosi della teramanità che Chiodi suggella con una frase finale: «E' stata una vittoria straordinaria», prima che nel comitato elettorale di via Po cominci la festa con musica, spumante, panini con porchetta di Campli, birra e confetti di marca rigorosamente Pelino.
E' la fine di una lunga attesa cominciata alle 15 quando in città l'orgoglio teramano già dilaga, nei bar in centro, in piazza Orsini e su corso san Giorgio. Lui, il sindaco, - dicono a Teramo - «ci porterà lontano». Alle 16, hanno appena completato lo spoglio del primo seggio (alla Cona, quartiere da sempre di sinistra) e per i teramani Chiodi - Gianni il bello, come lo chiamano - ha già vinto: lui 65, Costantini 31 per cento, alla Cona. Ma Chiodi resta chiuso in casa, in piazza Sant'Anna, nel centro storico, mentre la sede elettorale si riempie di inviati di tutt'italia. Alle 17 rompe il ghiaccio il senatore del Pdl Paolo Tancredi, che lancia una bordata a Ottaviano Del Turco e alla candidatura nel Pdl: «Ha perso l'occasione per starsi zitto».
Sul parquet azzurro fa il suo ingresso Piero Agostinelli ex An, poi Corrado Robimarga ed Enrico Mazzarelli, l'ex assessore in corsa per la successione al Comune insieme con Maurizio Brucchi e Mauro Di Dalmazio, anche loro tra i primissimi ad entrare nella sede azzurra.
«Lo chiamerà Berlusconi e Gianni inviterà il cavaliere a cena», si fa sfuggire Peppino De Dominicis, coordinatore della campagna elettorale di Gianni il bello. Attilio Altitonante, responsabile del Pdl teramano, commenta la forchetta di venti punti che divide Chiodi da Costantini in provincia: «E' un dato storico». E l'onorevole Carla Castellani stringe mani a destra e manca mentre Berardo Rabbuffo, numero cinque nel listino, segue i dati in tv e incrocia le dita. Da un angolo spunta persino Raffaele Delfino, giunto da Pescara, che chiede ad voce alta: «Ma D'Alfonso si è dimesso, lo hanno arrestato», anticipando la notizia e innescando una valanga di commenti. L'arrivo di Paola Pelino in completo arancione, smorza il tam tam scatenato da Delfino. La Pelino attira i fotografi e offre confetti colorati. Il primo ad assaggiarli è il senatore Filippo Piccone, ma Chiodi sta per arrivare. La festa comincia, la teramanità trionfa.