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Pescara, 28/04/2026
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Data: 16/12/2008
Testata giornalistica: Il Centro
SPECIALE ELEZIONI - Quattro mesi per conquistare Palazzo Centi. Da Teramo all'Aquila la lunga marcia del 15º presidente della Regione

Le dimissioni da sindaco la difficile investitura Il ruolo di Gianni Letta

PESCARA. Gianni Chiodi è il 15º presidente della Regione Abruzzo. Con i suoi 47 anni è anche il più giovane, ma è soprattutto il meno votato nella storia delle nove elezioni regionali, per quel 47% di astensionismo - rabbioso e di reazione in una regione che ha sempre frequentato molto le urne - che è ormai un record non solo abruzzese. Il primo consiglio regionale fu eletto nel 1970 con l'85,03% dei votanti (allora non c'era ancora l'elezione diretta del presidente), Chiodi entrerà nel secentesco Palazzo Centi dell'Aquila, dopo una tornata elettorale che ha visto un'affluenza del 52,98%.
Chiodi ha iniziato il cammino d'avvicinamento alla presidenza della Regione il 5 agosto, quando si dimise dalla carica di sindaco («dimissioni tecniche» precisò), per evitare di trovarsi la strada sbarrata dalla legge antisindaci, la norma voluta dal centrodestra nel marzo del 2005, a legislatura praticamente finita, per sbarrare la strada della presidenza al primo cittadino di Pescara Luciano D'Alfonso.
Chiodi è stato il primo sindaco a dimettersi dalla carica, senza peraltro avere in tasca l'investitura alla candidatura alla presidenza. Ma ha giocato bene le sue carte, puntando sulla sua posizione defilata rispetto al quadro politico regionale, profondamente toccato anche nel centrodestra dall'inchiesta sulla sanità che ha portato poi alle elezioni anticipate.
Per la candidatura alla presidenza concorrevano almeno cinque personaggi di peso e d'apparato: il senatore del Pdl Filippo Piccone (che si dimetterà anche lui da sindaco di Celano in previsione di una candidatura alle regionali), il coordinatore regionale di An e senatore del Pdl Fabrizio Di Stefano (forte dell'investitura ufficiale avuta dal Consiglio nazionale di An), l'ex presidente del consiglio regionale il forzista Giuseppe Tagliente e il capogruppo uscente di Forza Italia in Consiglio Nazario Pagano, oltre a due riserve eccellenti come Maurizio Scelli e Mario Pescante, mai scesi in campo.
Chiodi non è mai entrato in conflitto con i suoi concorrenti (molto scettici all'inizio sulle reali possibilità del sindaco di Teramo) ma ha continuato a muoversi in silenzio tra Roma, L'Aquila e Avezzano per tessere la sua rete di alleanze. Avezzano risulterà lo snodo decisivo per arrivare alla designazione del candidato presidente del Popolo della libertà. Lì vive e lavora la presidente regionale della Croce Rossa Maria Teresa Letta, sorella di Gianni Letta, ed è a lei che Gianni chiede a fine agosto notizie su Gianni Chiodi, fino ad allora poco conosciuto a Palazzo Chigi. All'attenta e positiva relazione di Maria Teresa Letta seguiranno alcuni incontri di Chiodi a Roma e finalmente il pranzo a Palazzo Grazioli dove Silvio Berlusconi incontra tutta la famiglia Chiodi («una bella famiglia» commenterà il premier) al termine del quale decide di puntare sul giovane politico teramano.
Piccone e Di Stefano si consoleranno con il coordinamento a quattro mani del Pdl abruzzese, Tagliente avrà un posto nel listino, un'ottima soluzione per lui che taglia il traguardo della sesta legislatura regionale (è entrato a Palazzo dell'Emiciclo in piena Prima repubblica, 28 anni fa, nel 1980).
Chiodi ha vinto conducendo una campagna elettorale dai toni moderati («senza imbrattare i muri dell'avversario», spiegherà), anche perché molto del lavoro è stato fatto da Roma. Dalla capitale sono arrivati a ondate ministri e dirigenti di partito. In particolare Berlusconi, con i suoi 4 giorni in Abruzzo, ha voluto intestarsi la vittoria cercando anche di far dimenticare lo scivolone delle provinciali di Trento di poche settimane prima.
La campagna di Chiodi ha conosciuto un solo infortunio: lo spot elettorale, che Chiodi dirà di non aver mai approvato, nel quale si invitava i giovani a presentare i propri curriculum nei gazebo del Pdl. Per un giorno il candidato del centrodestra ha guadagnato le prime pagine di tutti i principali giornali nazionali, ma ne è uscito senza troppi danni.
Da oggi Gianni Chiodi inizierà a lavorare alla formazione della sua giunta. Ha assicurato che non subirà condizionamenti e che sceglierà gli assessori sulla base della competenza. Sarà la prima verifica dopo il voto e l'inizio di una navigazione che non sarà affatto semplice.

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