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Pescara, 28/04/2026
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16/12/2008
Il Centro
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SPECIALE ELEZIONI - Boom dipietrista e crollo Pd, alleanza a rischio. Costantini: quintuplicati i voti. D'Alfonso: astensioni, ci sentiamo responsabili |
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Mascitelli: il Pd in ritardo e assente Di Matteo: a Roccamorice non hanno voluto votare per Costantini PESCARA. In fondo la missione è compiuta: l'Italia dei Valori da partito del 3% superà il 15% e in Abruzzo, diventa un maxi movimento. A Pescara patria dei big del Pd addirittura sconfina sul 18%. Carlo Costantini, parlamentare dipietrista, sconfitto alle elezioni regionali dal Pdl di Gianni Chiodi, non è alle corde anzi è pronto a dettare la linea al centrosinistra abruzzese. La soddisfazione è tale che ora Costantini minimizza le liti tra lui e il Partito democratico. Dipietristi vittoriosi Il dato politicamente rilevante, fino a ieri notte con oltre della metà dei comuni scrutinati, è tale da innescare prossimi veleni tra Idv e Pd con la cresciata dipietrista e il calo del Pd che perde 13,1 punti percentuali, scendendo dal 33,7% al 20,6. Per Costantini non c'è conflitto. «Non vedo elementi di polemica», osserva, «l'Idv poi ha quadruplicato i voti». Che nel centrosinistra tiri un'aria contorta si capisce anche dalle dichiarazioni del grande escluso dalla campagna elettorale, Donato Di Matteo, indagato dalla procura di Pescara. Il più votato alle primarie Pd con più di 16 mila voti ma è stato messo fuori dopo lo stop di Di Pietro-Costantini al motto «niente indagati in lista». Di Matteo: Costantini 0k «Non mettetevi a dire cose strane», esorta Di Matteo mettendo lo smalto sulle vecchie ruggini. «Io sono stato il primo sostenitore di Costantini, gli ho dato il massimo sostegno». Alla domanda su come mai proprio a Roccamorice, il suo Comune, vince Chiodi e perde Costantini, Di Matteo racconta. «Si è verificato un fatto strano, non hanno votato i miei fedelissimi, circa 250 persone, che erano risentite per le cose dette a novembre contro di me. Però malgrado le difficoltà abbiamo avuto un buon successo. Chiodi ha vinto per soli 50 voti su Costantini». Con il passare delle ore però tra i dipietristi la sconfitta viene letta in modo polemico. A dare il la è lo stesso Di Pietro. «Le colpe del Pd» A indossare subito i panni del polemista è il senatore Idv Alfonso Mascitelli che si esercita in dietrologia. «Il Pd con Del Turco è stato poco tempestivo, quando scoppiavano le grane giudiziarie non sono intervenuti. Il Pd», rincara, «è stato poco tempestivo anche di fronte alla candidatura di spessore politico come quella di Costantini. Il Pd non ha attivato immediatamente la sua macchina sul territorio ed è stato assente in molti Comuni». «Questione morale» Di Pietro da Milano rimarca la vittoria e la distanza con il Pd. «Noi abbiamo rilanciato la questione morale. In Abruzzo abbiamo quintuplicato. I partiti che non sono né carne né pesce», osserva Di Pietro pur senza citare il Pd, «che fanno riunioni, che dicono "ma anche" e che non si decidono vengono puniti». A fare autocritica è il segretario Pd Walter Veltroni, insoddisfatto dei risultati. Veltroni fa autocritica «Questo vuol dire che c'é malessere, c'é critica anche nei nostri confronti. Noi dobbiamo saper fare di più per la moralizzazione della vita pubblica. Dobbiamo saper essere severi con noi stessi per poter essere severi con gli altri. Io preferisco», ha sostenuto Veltroni, «pagare un prezzo elettorale subito che compromettere la costruzione di un partito riformista necessario al paese». Sulla stessa lunghezza d'onda Luciano D'Alfonso segretario del Pd che pone l'accento sull'astensionismo: «E' un segnale molto grave a cui la politica deve guardare con grande preoccupazione e che segnala una disaffezione di cui ci sentiamo responsabili».
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