PESCARA. «Questa cosa delle liste mi sta facendo inc...». Carlo Costantini arriva in corso Vittorio Emanuele, quartier generale dell'Italia dei Valori, accompagnato dal nipote Guido che va a prenderlo con la macchina. Sono le 18,55. Prima, il candidato presidente del centrosinistra resta a casa. Solo contatti telefonici col senatore Alfonso Mascitelli, che lo tiene informato sull'andamento dello scrutinio. Il peso del voto disgiunto e le esternazioni di Del Turco sono altro che sassolini dalle scarpe.
«L'astensionismo, di dimensioni eccezionali, è il dato veramente preoccupante, e deve far riflettere la politica di centrodestra e di centrosinistra», così esordisce Costantini. Che poi, però, prima di conoscere il dato definitivo, arriva al nocciolo della questione: Del Turco, voto disgiunto, rapporti col Pd. «Negli ultimi due mesi i giornali erano bollettini di guerra, visto come sono state gestite tante situazioni alla Regione non ultima la questione dei portaborse. Non ho capito, poi, per quale motivo l'ex presidente Ottaviano Del Turco, è stato assoluto protagonista nell'ultima settimana sui giornali. Io avevo mezza pagina, lui una intera. E non era candidato, figuriamoci. Una figura ingombrante, una presenza a orologeria. Un'operazione gestita da chi lo ha già ingaggiato come suo dipendente. E io che, nel frattempo, cercavo di marcare una discontinuità totale. Il fatto che sbraitasse contro di me non ci ha aiutato sicuramente. Anzi, io, nonostante tutto, ho recuperato tanto rispetto al divario dell'inizio, del 15-20%, ma evidentemente in maniera insufficiente. Va detto che abbiamo preso sei volte di più i voti di tre anni fa. Se la forbice sarà così stretta tra le liste, qualcuno sì che dovrà farsi un esame di coscienza». E qui si arriva al «sassolino» del Pd. «La mia candidatura era di coalizione», aggiunge Costantini. «Io ho fatto il mio dovere fino in fondo. Di Pietro è stato qui un mese di seguito e io l'ho incontrato tre volte. In alcuni casi, però, non ho visto dirigenti del Pd. Ma non fatemi esprimere giudizi sul contributo degli altri partiti: i dati non sono ancora definitivi. Parlerò a dati certi. Al momento si manifesta un voto disgiunto diffuso da parte dei partiti del centrosinistra, che, se confermato, andrebbe a vantaggio del candidato di Berlusconi. Difficile pensare che un elettore del Pd possa votare, di sua iniziativa, senza suggerimenti, per un simbolo dove vede scritto Berlusconi. Ma questo lo dirò più avanti. Non so se qualcuno a sinistra ha fatto votare Chiodi. Certo, che un 4-5 per cento in meno rispetto alle liste fatemela chiamare almeno anomalia. Se confermata, dovrà essere in qualche modo interpretata. Bisognerebbe accertare quale tipo di elettorato ha scelto Chiodi e non ha scelto me. Io ringrazio il Pd. Candidarmi da solo? Non sono pentito della scelta fatta. Io sono alternativo al centrodestra e mi sono impegnato per cercare di non farlo vincere». Costantini parla davanti a un gruppetto di sostenitori, tra cui anche il fratello Francesco, che su questo punto gli dà ragione. Un militante, poi, lo dice apertamente: «Quelli del Pd hanno fatto votare Chiodi».
Poi riprende Costantini. «Io capo dell'opposizione? Mica posso autonominarmi». Meno parafrasi da parte del segretario regionale e senatore Alfonso Mascitelli, che accusa il Pd di «incoscienza sulla situazione grave della Regione». «Il Pd», aggiunge, «è stato poco tempestivo e attento sia a non accorgersi di quanto accadeva alla Regione, poi nel non prendere subito le distanze, poi nel non dare risposte agli abruzzesi. L'Idv, invece, ha avuto senso di responsabilità. Da soli avremmo avuto più voti, e nella coalizione ci sono stati dei partiti che non hanno mantenuto il loro elettorato e ciò ha penalizzato il risultato. Ma rifarei la scelta politica». Quindi, sul finale, Costantini si riserva una stoccata all'avversario. «Per me una persona rinviata a giudizio non si deve nemmeno presentare. Ma di fronte a questo io non so che dire». Dietro di lui, nella stanza dei computer, si apre una crepa nel muro. Spaccature in vista.