L'Italia dei Valori "mangia" voti ai Democratici
TERAMO. I circa sette punti di distacco tra Chiodi e Costantini in Abruzzo diventano il doppio in provincia di Teramo. Oltre trenta nel capoluogo. Distanze siderali, dunque, nella provincia tradizionalmente più rossa della regione. Le cause? Primo, Gianni Chiodi sfrutta l'onda lunga del suo fresco (e apprezzato) mandato di sindaco di Teramo; secondo, il voto disgiunto lo premia in modo clamoroso. Molti elettori teramani di centrosinistra mettono la croce sulla propria lista di riferimento ma scelgono Chiodi presidente, dimostrando così di stimarlo, ma anche di non aver gradito il candidato a governatore imposto dall'Italia dei Valori.
Missione compiuta. Se Chiodi è stato scelto dai grandi capi del Pdl perché poteva portare qualcosa in più nel suo territorio di riferimento, da sempre ostico per il centrodestra, si può senza dubbio parlare di missione compiuta. L'ex sindaco di Teramo prende una barca di voti in più delle liste che lo sostengono, e non a caso.
La disfatta del Pd. Costantini, invece, sta sotto le sue liste. Ma il partito di Di Pietro nel Teramano ottiene un ottimo risultato (circa il 14%), in linea con quello delle altre province e con delle punte qua e là di assoluto rilievo: il 28% a Colonnella, il paese di Augusto Di Stanislao, era prevedibile; molto meno il 33% a Castilenti, feudo di Rocco Salini. La sconfitta più evidente, e più impressionante, è quella del Pd, che si ferma a una percentuale intorno al 21%; nelle elezioni del 2005 Ds e Margherita, sommati, avevano il 38,3%. Intorno al 40% stavolta ci arriva il Pdl, con un possente scatto in avanti rispetto al 27,3% che nel 2005 sommavano Forza Italia e An. Nella disfatta del Pd il vento a favore del centrodestra alimentato dalla Tangentopoli estiva conta, certo, ma conta anche la voglia di "mani pulite" rappresentata da Di Pietro. Moltissimi voti passano dal Pd all'Idv, sicché più che di un'alleanza si dovrebbe parlare di un abbraccio mortale.
Il confronto con il 2005. Sembra passato un secolo dalle ultime regionali, invece sono solo tre anni e mezzo. Nell'aprile del 2005 Ottaviano Del Turco alla guida della coalizione di centrosinistra prese il 61,6% dei voti nella provincia teramana, infliggendo a Giovanni Pace e al centrodestra - fermi al 37,2% - un distacco abissale. Se si considera che allora l'Udc (che prese il 6%, più o meno quello che ha preso stavolta) stava con il centrodestra, si può dire che la situazione si è praticamente ribaltata. Merito dell'effetto Chiodi, d'accordo, ma anche colpa di una crisi profonda del centrosinistra. Una crisi che apre orizzonti impensabili nel panorama politico provinciale.
Verso le comunali. Nella prossima primavera il Teramano sarà interessato da una tornata amministrativa di tutto rilievo. Si voterà per la Provincia, nel comune capoluogo e in molti comuni, alcuni importanti: Giulianova su tutti, ma anche Silvi, Tortoreto, Mosciano e Sant'Egidio. Ogni elezione, è vero, fa storia a sé. Però l'effetto Chiodi, e la crisi del Pd, non potranno non ripercuotersi sui risultati del 2009. Il centrodestra appare strafavorito su Teramo città (anche se un candidato convincente come Chiodi al momento non ce l'ha) e punta legittimamente a conquistare per la prima volta la Provincia, oltre che a riconquistare Giulianova. L'impressione è che il Pdl - che ha il vento in poppa - dovrà più che altro azzeccare gli uomini di punta, mentre nel centrosinistra - che è decisamente controvento - bisognerà lavorare a 360 gradi, cercando di ricostruire la fiducia di un elettorato deluso, disorientato e (visto l'exploit dell'Idv) anche frammentato.