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Pescara, 28/04/2026
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Data: 17/12/2008
Testata giornalistica: Il Centro
SPECIALE ELEZIONI - «Pd remissivo non ha creduto nella mia vittoria» Costantini: ho preso 17 mila voti in più della coalizione, voglio il rinnovamento

Il candidato dipietrista all'attacco: tonfo del Partito democratico a Chieti e Pescara, ma a loro sono antipatico

PESCARA. Soddisfatto, sorridente, pronto a sfasciare le vecchie nomenclature del Partito democratico che ieri hanno subito un tracollo epocale, elettorale e politico. Carlo Costantini non ha l'aria del candidato presidente sconfitto e, tantomeno, i nuovi sei consiglieri regionali dipietristi che gli siedono accanto contenti. Sotto i riflettori Costantini imposta la voce e si avventura nella crociata contro il nemico che non è poi tanto Berlusconi e Chiodi e tutto il Pdl, ma chi non lo ha sorretto, «chi non ci ha creduto», in prima fila vede il Pd.
Il parlamentare dipietrista ricorda subito di aver preso tanti voti, «260 mila contro i 242 mila della lista», certifica, «ho preso 17 mila voti in più della coalizione». Conferma che i dipietristi hanno superato il 15% e il Pd è fermo sul magrissimo 20%, e dall'alto delle cifre accusa.
Costantini: Pd contro «Le cose», rimarca, «non sono andate per il verso giusto: pur avendo recuperato moltissimo rispetto all'inizio della competizione elettorale, evidentemente non tutti nella coalizione ci hanno creduto».
All'inizio della conferenza stampa esorta i presenti: «Non fatemi fare i nomi dei big nazionali», alla fine dell'incontro elenca: D'Alema, Fioroni ed Enrico Letta. «intervenuti», secondo Costantini, «in maniera remissiva e rassegnata. Sono rimasto sconcertato dalle loro parole. Nei loro tour elettorali hanno quasi scusato chi non si sarebbe recato a votare». «Hanno ridimensionato il voto», prosegue implacabile il dipietrista, «hanno detto "in fondo si tratta di un test locale, senza rilievo nazionale". Tutto questo mi è sembrato un'assoluzione preventiva nei confronti di chi stava per decidere di non andare o di andare a votare altrove».
Deluso da Chieti Dai big nazionali a quelli locali, Costantini mette nel mirino Chieti e Pescara e le rispettive province.
«Non sono andati a votare in molti, eppure c'è un senatore, ci sono le Province, ci sono sindaci, assessori regionali, consiglieri regionali. Possibile che il dato di astensionismo è così alto e che il Pd prende così pochi voti?». «La mia candidatura non è stata forse gradita da una larga parte di elettori e dirigenti del Pd, e forse sono antipatico a qualche assessore del Pd». C'è aria di affondo. «Il Pd metta al centro della sua azione politica, la questione morale», consiglia.
«Antipatico a Di Matteo» E riflettendo sui voti di preferenza Costantini si concede una osservazione, «chissà perchè l'assessore Pd Donato Di Matteo si è congratulato con Alfredo Castiglione di An per i voti avuti». Su Pescara e il sindaco Luciano D'Alfonso ai domiciliari, Costantini si mostra comprensivo.
«Le vicende giudiziarie che lo riguardavano lo hanno portato, negli ultimi giorni, a tenere un atteggiamento defilato. E' comprensibile». Sulle tensioni interne alla coalizione e su come si è arrivati alla sua candidatura e all'epilogo elettorale negativo, Costantini commenta. «E' evidente che questo è un aspetto di una serie di problemi che hanno coinvolto le relazioni tra Pd e Italia dei valori».
La requisitoria del parlamentare dipietrista è lunga. Cita anche le decisioni «indifendibili» prese dalla Regione come la maxi infornata dei portaborse assunti e le promozioni fatte dalla giunta e dal Consiglio.
Danni dai portaborse «Nei dibattiti televisivi», osserva crucciato Costantini, «ho dovuto rispondere a domande su decisioni che io consideravo sbagliate e che hanno pesato negativamente sulla mia campagna elettorale. Così come le continue esternazioni dell'ex presidente Del Turco».
Sul futuro Costantini medita. Rifletterà se restare in Abruzzo a gestire il consenso ricevuto e fare il capo dell'opposizione, ma per ora nicchia «è una valutazione che devo ancora fare: una notte non è bastata. Valuterò in quale postazione e con quale ruolo, darò il mio contributo all'Abruzzo».
Auguri a Chiodi Siamo agli auguri finali. A Gianni Chiodi, «che faccia bene per l'Abruzzo perchè lo chiedono gli stessi cittadini». Al Pd «che sappia rinnovarsi». Ma su questo capitolo interviene con un consiglio al vetriolo il senatore Alfonso Mascitelli. «O la classe politica si rinnova e cambia, oppure interviene la magistratura e lo fa in modo coatto». Mascitelli che è anche coordinatore regionale ringrazia di cuore Costantini «sceso in campo per spirito di servizio».
Infine una battuta sull'Udc di Casini. Costantini e Mascitelli mettono da parte le recenti accuse pre elettorali di «esercizio di meretricio» che hanno fatta saltare una possibile alleanza allargata e capace davvero di competere con il Pdl, e a sorpresa aprono le braccia: «verso l'Udc non abbiamo preclusioni. Le nostre porte sono aperte».

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