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Pescara, 28/04/2026
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Data: 17/12/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Toto, l'uomo che voleva conquistare i cieli. La vertiginosa ascesa del patron di AirOne, da strade e ponti fino alla Cai

Ai partiti versati nel corso degli anni contributi bipartisan

PESCARA. È l'uomo che a cavallo di una farfalla ha voluto conquistare il nido dell'aquila. Carlo Toto, 64 anni, fondatore di AirOne, realizzato l'antico sogno di fondersi con Alitalia, entra nell'inchiesta sulle presunte tangenti a Palazzo di città quattro giorni dopo il decollo della Cai, la compagnia aerea presieduta da Roberto Colaninno che ha assorbito per 300 milioni (più 490 milioni di debiti) la sua società.
Per la procura, l'imprenditore che è stato testimone di nozze di Luciano D'Alfonso, l'uomo che ha creato un impero fatto di strade e opere ferroviarie, avrebbe concesso al sindaco favori e regalìe: voli per migliaia di euro, una dispendiosa cena elettorale, un'auto con autista a disposizione. Concessioni e dazioni che avrebbero avuto come contropartita la «benevolenza» del primo cittadino nell'assegnazione del maxi-appalto per la riqualificazione delle aree di risulta di Pescara e la gestione dei parcheggi, un'opera da 52 milioni di euro attesa dalla città per vent'anni.
Nel febbraio scorso, l'appalto in project financing viene bloccato, con il ritiro della delibera, dopo che il Tar ha annullato l'aggiudicazione della gara per la mancanza di un passaggio indispensabile: il consenso del consiglio comunale sull'affidamento al privato dei varchi d'accesso alla Ztl e dei parcheggi a pagamento. L'opposizione, che ha fatto le barricate contro l'affidamento del progetto a Toto (anche con un ricorso poi rigettato dal Tar) brinda in aula con lo spumante. Nel 2006, solo la Toto spa aveva risposto all'offerta del Comune: secondo la procura, il bando sarebbe stato ritagliato sulla sagoma di un'unica impresa.
Per Carlo Toto, il cui nome compare tra gli indagati assieme a quello del figlio maggiore Alfonso, amministratore delegato della capogruppo Toto spa, è una frenata su un treno in corsa. Quello di una carriera vertiginosa cominciata negli anni Cinquanta assieme al padre, titolare di una piccola impresa che lavorava con le commesse stradali in subappalto. Minore di tre fratelli, Carlo è anche il più geniale. Capisce che, per crescere, l'azienda deve orientarsi verso gli appalti pubblici, intensifica i rapporti con l'Anas e passa dalle strade ai ponti e alle gallerie. Nel 1988, la svolta: rileva Aliadriatica, una piccola società di Pescara che svolge servizio di aerotaxi e che per lui è solo il primo passo nell'aeronautica civile. L'uomo è ambizioso e tenace e punta in alto, vuole spezzare il monopolio di Alitalia creando una società privata in grado di competere con la compagnia di bandiera offrendo servizi aerei sulle rotte fino ad allora ignorate. Nel giugno 1994, acquistato il primo Boeing da un fallimento, comincia con i charter sul medio raggio finché, il 23 novembre 1995, Aliadriatica diventa AirOne. È l'inizio di una storia di successi che arriva fino ai giorni nostri e porta a una compagnia con 1500 dipendenti che gestisce il 25 per cento del mercato nazionale, seconda dopo Alitalia. Una pista di decollo che negli ultimi due anni è servita a Toto per lanciarsi alla conquista della compagnia di bandiera con cui, da quattro giorni, si è fusa nella Cai, dopo che nel 2007 era fallito il primo progetto di privatizzazione di Alitalia.
Ma gli affari di famiglia non si limitano al mercato aereo: attraverso la Toto Costruzioni Generali spa, la holding di famiglia, Toto gestisce tra l'altro la Strada dei Parchi, l'autostrada Pescara-Roma, è impegnato nella realizzazione di opere stradali e viadotti, e punta ora sul business ferroviario con la Rail One spa, con l'obiettivo di fare con i treni quello che è stato fatto con gli aerei.
A 64 anni, quattro figli e una passione per auto di lusso e orologi, Carlo Toto è considerato in politica un uomo bipartisan: solo durante la scorsa legislatura, ha finanziato con versamenti regolarmente registrati in Parlamento tanto il centrodestra quanto il centrosinistra, con contributi a Pierluigi Bersani (40 mila euro) e Marco Minniti (30 mila), al dipietrista Egidio Petrini (5 mila), ma anche a Forza Italia (50 mila), nelle cui file è stato eletto parlamentare, durante le ultime elezioni politiche, il nipote Daniele Toto, ex assessore del comune di Pescara.

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