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Pescara, 28/04/2026
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17/12/2008
Il Centro
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Arriva il commissario, a giugno si va al voto. Orgoglio e rabbia tra assessori e consiglieri, solidarietà a Luciano: è innocente |
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La guida provvisoria del Comune affidata al vice sindaco D'Angelo PESCARA. Il 7 gennaio arriva il commissario. Il 7 giugno si vota per l'elezione del nuovo consiglio comunale. Le due date ribalzavano ieri mattina a Palazzo di città tra sguardi smarriti e qualche lacrima. Come quelle dell'assessore Paola Marchegiani, fedelissima del sindaco D'Alfonso: «Se è vero che esiste la giustizia sono sicura che Luciano sarà assolto». Ma non c'è tempo per le emozioni. Nella prima mattinata il vice sindaco Camillo D'Angelo ha in mano la lettera di dimissioni del sindaco da consegnare al segretario generale. Subito dopo attraversa a piedi piazza Italia, in compagnia dell'assessore Roberto De Camillis, per recarsi dal prefetto e fare il punto della situazione. La legge è chiara: il sindaco ha venti giorni di tempo per ripensarci. Nel frattempo il suo vice guida la giunta e anche il consiglio comunale resta in carica. Allo scadere del ventesimo giorno (il 7 gennaio appunto) in assenza di fatti nuovi a Palazzo di città arriva il commissario che assume i poteri dell'esecutivo e dell'Assemblea civica. Tutti a casa, dunque, fino a nuove elezioni che dovrebbero tenersi nell'election day del 7 e 8 giugno prossimi, quando i pescaresi torneranno alle urne per eleggere in un'unica tornata elettorale il nuovo consiglio comunale, il consiglio provinciale e i parlamentari europei. Per D'Angelo, personaggio attivo ma poco incline alla luce dei riflettori, è un giorno da protagonista. Anche se lui ne avrebbe fatto volentieri a meno. Dopo il breve colloquio con il prefetto, il vice sindaco torna nel suo ufficio e convoca prima i dirigenti del Comune, poi una riunione di giunta allargata ai capigruppo di maggioranza. Bisogna fare qualcosa. Soprattutto bisogna «dire» qualcosa alla città, rivendicando l'orgoglio dell'appartenenza ad un esecutivo che, al di là delle vicende giudiziarie in corso, «ha tolto Pescara da un immobilismo che durava da dieci anni», come sottolineava ieri l'assessore De Camillis. Con la porta che conduce alla segreteria e agli uffici comunicazione del sindaco sbarrata agli estranei, Palazzo di città ha vissuto ieri uno dei suoi giorni più neri dai tempi di Tangentopoli. Molti dirigenti con contratto legato al mandato del sindaco potrebbero trovarsi di colpo senza stipendio e senza scrivania dopo le festività natalizie. Anche se su alcuni servizi, soprattutto quelli essenziali, deciderà il commissario. Lo stesso discorso vale per gli assessori e i consiglieri comunali, alcuni di recente nomina, come Marco Alessandrini. Quando D'Alfonso anticipò la discesa in campo del figlio dell'ex giudice ucciso da Prima Linea il 29 gennaio di trent'anni fa, parlò di lui così: «Vedrete, ci sarà un giovane che vi stupirà...». Ma ieri mattina, davanti alle scale del Municipio, il più stupito sembrava proprio lui: un simbolo della legalità gettato nella mischia in un momento in cui la politica occupa più le aule giudiziarie che le stanze delle istituzioni: «In questo momento sono davvero disorientato», confidava ieri mattina aggirandosi in piazza Italia con aria perplessa. «Sbagli», gli ha risposto un amico, «se ci pensi bene questo è proprio il tuo momento».
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